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Elvis Schaukasten

Io sono il Diavolo... e sono qui per fare il lavoro del Diavolo.

La bocca della verità

Blogger: BadMotherFucker
figlio delle stelle perche' ti offendi tanto? °_________o? perche' ti ho semplicemente kiamato suor maria clarinetta o perche' ti ho detto che ke le bestemmie i bambini buoni non le dicono,sei d'accordo con me giusto? beh sicuramente si visto ti sei offeso perche' ti ho kiamato bestemmiatore,cosa vera,ma visto tu non le dici le bestemmie allora e' tutto ok,potrei anche andare tranquillamente nel tuo blog a dare un okkiata nel mio tempo libero giusto per vedere di cosa parla di bello,sicura di non leggere neanche una bestemmia nel tuo blog,altrimenti ti offenderesti se bestemmieresti perche' poi qualcuna ti farebbe notare ke bestemmi giusto? ^_^

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martedì, novembre 30, 2004
La canzone horror definitiva

LITTLE DEMON
(Hawkins - Nahan)
SCREAMIN' JAY HAWKINS (OKEH 7072, 1956)

Down in the valley on a foggy hill rock
Stood a crazy little demon blowin' his top
Fire in his eyes and smoke from his head
You gotta be real cool to hear the words he said

He did a...
Mop-mop-mop-mmm-mop-mmm-mop-mmm... etc.
That cat was mad!

He had steam in his soul for the one he loves so
He had death on his mind, 'cause Miss Demon let him go
Gonna run through the world till he understands his pain
Somebody help him get Miss Demon home again

He did a...
Mop-mop-mop-mmm-mop-mmm-mop-mmm... etc.
That cat, that cat was mad, yeah! Ohw!

He made the sky turn green, he made the grass turn red
He even put pretty hair on grandma's bald head
He made the moon back up, he even pushed back time
Took the tutti out of frutti, had the devil drinkin' wine

He did a...
Mop-mop-mop-mmm-mop-mmm-mop-mmm... etc.
That cat, that cat was mad, oohw-oohw-oohw!

Miss Demon felt good, 'cause she finally got across
To the crazy little demon that a woman's still the boss
Down in the valley on a foggy hill rock
You can still here the demon blowin' his top

He did a...
Mop-mop-mop-mmm-mop-mmm-mop-mmm... etc.
That cat, that cat was mad!

He pushed back night, brought in afternoon
He even made leap the itch up over the moon
He took the fourth of July and he put it in May
He took this morning, brought back yesterday

He did a...
Mop-mop-mop-mmm-mop-mmm-mop-mmm... etc.
That cat was mad, oohw-oohw-oohw!
Aaaaah, uh!

Leggete attentamente il testo della canzone di Screamin' jay Hawkins, e se potete, ascoltatela. La storiella del diavoletto che ha perso il suo amore, a prima vista, è horror quanto un cartoon di Wyle E. Coyote, ma, se ascoltata a notte fonda, da soli, a casa, fa più paura di "Shining", il film. Ieri sera, a casa da solo, leggendo di questo demonietto che ha il fuoco negli occhi e sbuffa fumo dalla testa mi ha fatto letteralmente cagare addosso dalla paura. Particolarmente agghiacciante quando Screamin' Jay Hawkins dice che bisogna avere il sangue freddo necessario per sentire quello che il protagonista della canzone dice: emette dei suoni che fanno "Mop-mop-mop-mmm-mop", e immaginando la scena i brividi mi hanno travolto. Mi hanno sconvolto. Un classico del rockabilly demented, un rhytm'n'blues allegro, non dovrebbe fare questo effetto, anche perchè i suoi epigoni furono la "Surfin' bird" dei Trashman, demenziale frat rock diventato un classico. Eppure, lo ha fatto. Dev'essere per questo che il rock'n'roll, ai suoi esordi, fu chiamato "la musica del diavolo".





























Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 18:10 | link | commenti (3) |

lunedì, novembre 29, 2004
Ike Turner, l'Otello nero

  Se siete femministe convinte oppure sporchi hippie, passate oltre. In questo post sarà difeso uno dei grandi geni del rock and roll, uno dei più grandi compositori e pionieri del soul, nonchè inventore di standard della musica moderna, utilizzati a tutt'oggi, ma considerato da tutti un tossicomane violento che pestava la moglie e basta. Triste destino per chi ha praticamente inventato la musica che oggi tutti ascoltiamo. Ike Turner nacque nel Mississippi nel 1931, periodo storico terribile per chiunque avesse una tonalità di colore della pelle un po' più scura del consentito, anche per colpa dei simpaticissimi fantasmi in bianco del Ku Klux Klan. E infatti, ancora bambino, il piccolo Ike vide con i suoi occhi uccidere a pugni e calci il padre, punito da un manipolo d'ubriaconi bianchi per essere un negro nel profondo sud degli Stati Uniti durante la Grande Depressione. Forse questo contribuì a inasprirgli e a indurirgli il carattere. Il giovane Ike, tuttavia, mostrò presto una certa
 passione per la musica. Con la sua band, The Kings of Rhytm, si recò ai Sam Phillips Sun Studios, nel 1951, e incisero il pezzo "Rocket 88", considerato il primo brano rock'n'roll della storia, sebbene con tre anni d'anticipo, ma che ad ogni modo pose la pietra miliare e fissò i canoni, futuri certamente, del genere musicale; questo achievment poteva già bastare a renderlo un gigante, eppure Ike ancora doveva scrivere canzoni che sarebbero diventate dei classici immortali della musica popolare. Nella prima metà degli anni Cinquanta, quando Ike era più che altro un turnista di immenso talento, incontrò Anna Mae Bullock, giovane e talentuosa cantante, ancora minorenne. Fu amore a prima vista, e nacque, assieme al matrimonio, una delle coppie più famose della musica di tutti i tempi. Ike & Tina Turner, appunto: il genio compositivo di Ike incontrò l'incommensurabile talento della giovane Tina, e Ike ridisegnò il gruppo attorno alla figura della moglie, con la nuova band chiamata Ike &
 Tina Turner Revue. Fin dall'inizio degli anni Sessanta, quando la musica soul era in cima ai gradimenti di giovani bianchi e soprattutto neri, Ike & Tina divennero tra i più richiesti e apprezzati performers di questo genere, che allora era particolarmente ricco di artisti straordinari, al contrario di oggi. Il successo fu travolgente, la chitarra ruvida e allo stesso tempo dolcissima di Ike creava il suono perfetto per la voce meravigliosa della moglie, aiutati anche da una vera e propria band di musicisti ottimi. Ma, come spesso accade, il successo porta anche una grande quantità di stress. Ike per sopportarlo iniziò ad assumere dosi sempre maggiori di cocaina, e la gelosia nei confronti di Tina, professionale ancorchè sentimentale, lo portò a diventare violento nei confronti della moglie. Secondo Tina, dietro la facciata di coppia inossidabile, Ike in casa era irascibile e molto manesco. La reazione più violenta si ebbe quando Tina fu chiamata da Phil Spector per registrare il
 classico "River deep - Mountain high", che è ancora oggi uno dei singoli più venduti e comunque un classico della black music. Ike accolse Tina non con i complimenti ma con una scarica di botte che la mandò all'ospedale. Non potevano durare per molto, e infatti la coppia si sciolse nel 1976 (tho! il mio anno di nascita!), dividendoli anche artisticamente. Tina poi citò Ike in tribunale per maltrattamenti, e vinse la causa. La carriera della donna proseguì poi molto bene, diventando una delle cantanti più richieste degli anni Ottanta (e anche attrice: si ricordi la mediocre partecipazione di Tina Turner nel film "Mad Max - Beyond Thunderdome", il più moscio dei tre film della saga dello sbirro postnucleare, dove la cantante partecipò anche alla colonna sonora con la debole hit single "We don't need another hero", comunque fiacca come tutte le canzoni di Tina non firmate o suonate dal geniale marito), mentre un sempre più depresso Ike registrò alcuni album anch'essi deboli. Il
 patrimonio del musicista risultò sperperato in cocaina e donne. Oggi Ike è molto meno short-tempered di trenta, quarant'anni fa. Non si fa più di stupefacenti e partecipa a diversi festival, sempre acclamato dai veri fan della musica e sempre guardato storto da chi lo considera un picchiatore di donne e basta. Una brutta fine, per uno come lui, e a poco è servito l'essere stato inserito, assieme a Tina e alla band, nella Rock'n'Roll Hall of Fame nel 1992. Un bruttissimo film, di cui non voglio fare il nome, è basato sull'unilaterale visione dell'autobiografia di Anna Mae "Tina Turner" Bullock, lo dipense come un orribile, brutale mostro. La verità è un'altra: di certo non fu sempre tenero con Tina, e anzi, alla povera donna riservò sempre o quasi un trattamento che è poco definire abominevole, (quando nelle canzoni del duo invece si presentavano come una coppia di piccioncini innamorati) ma bisogna anche dire che se non fosse per Ike, Tina adesso laverebbe i piatti al Kentucky Fried
 Chicken, e Ike non avrebbe scritto canzoni così ispirate, e sarebbe stato uno dei tanti bravi musicisti del mucchio, se non avesse avuto uno "strumento" così straordinario come la voce della Turner.





Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 12:09 | link | commenti (4) |

giovedì, novembre 25, 2004
Dal pericolo all'ascensore: il declino dell'r'n'b

E torniamo anche oggi a parlare di r'n'b. Una musica che cinquant'anni fa era pericolosa e nera. Una musica che cinquant'anni dopo, è annacquata e sbiadita. Uno schifo. A parte i pezzi di potta che potete gustare qui a lato, insomma, il rhytm and blues è diventato una cazzata da supermarket, un prodotto buono per fare le pubblicità di, che so, McDonald's o della Lancia Y o del Breil. Qualunque classifica di r'n'b moderno porta i nomi di gente come 5ive, N'Sync, Mariah Carey, visi pallidi che con un Original Dolemite, Ike Turner, Andre Williams, Otis Redding, James Brown, Bo Diddley, George Clinton, boia, non ha un cazzo a che vedere. Ma allora perchè non aggiornare il termine? Ok, cos'ha fatto l'industria musicale, ha preferito siglare il termine (rhytm and blues), aggiornandolo in questi tempi di linguaggio sms, e trasformandolo, dunque (r'n'b). Ma la sostanza rimane quella, insomma, io vorrei sapere che cos'hanno in comune Mr Rhytm con Justin Timberlake. Il primo è un vecchio brutto e laido, come dice theblackraider. Il secondo un giovane che s'atteggia da frocetto coi suoi vestiti Volta & Gabbana, come mi suggerisce il mio vecchio socio Luca C. Il primo ha scritto successi indimenticabili ("Shake a tailfeather", basta solo questa), immortali, che hanno cantato i più grandi performer della musica, come George Clinton o Ray Charles. L'ex N' Sync si è fatto scrivere i suoi "ciuccessi" da vecchie volpi della musica, e che durano, giustamente, solo il tempo di un radiopassaggio. Che cosa ci resterà di Justin, tra dieci anni? Lo dico io. Resterà un poster mezzo strappato nel garage della nonna della ragazzetta brufolosa che legge le rivistine tipo CentoCosine (CentoCosine? o CentoCose?). Il cazzo del guaio è che per colpa delle Destiny's Child e di Justin Mongoloide, adesso il termine rhytm and blues ha un significato che riguarda più la plastica che il sudore, più il freddo delle cose studiate a tavolino che il bollente della geniale ispirazione. E se io, poniamo, dico alla ragazza carina che ammicca al concerto punk che vado pazzo per l'r'n'b, questa mi guarda come un cazzo d'imbecille e ci scommetto 100 euri che non me la darà mai, che non verrà a casa mia perche non vuole sentire i Boyz2Men mentre scopa. Preferirebbe i Discharge, o comunque qualcosa di più energico e meno frocesco. Era un esempio anche di come stanno trasformando le cose, i media e i padroni del vapore del cazzo. Una cosa studiata alla bisogna, trasformare un qualcosa di pericoloso in qualcosa di conformista. Anzi, di "trasgressivo", unica parola che a me, ateo e bestemmiatore col gusto di dire parolacce, mi scandalizza e disgusta. Chiunque abbia voglia di farlo, può andare a vedere qualunque classifica, specialmente americana, e vedrà che i dischi di r'n'b sono primi in classifica. Andate a vedere, anche le charts italiane hanno, tra le compilation, un sampler r'n'b (non ne farò il nome) al quinto posto, aggiornato ad oggi. E' una merda. Ve lo consiglio io un grandissimo sampler di rhytm and blues. Si chiama "Talkin' trash", è edito dalla Crypt Records. In vinile conta 19 pezzi di sleazy-rock'n'roll, rhytm and blues, addirittura due selvaggi gospel, che sono tra i momenti migliori dell'album; e c'è pure una canzone di Rudy Ray Moore. Non fatevelo scappare, e poi fatevi assumere come dee jay dal disco pub più fighetto della vostra città, dicendo la verità, che siete dee jay r'n'b. Dopodichè mettete su una canzone a caso di Ike Turner, o anche di Martha & The Vandellas, mentre quegli scemi aspettano l'ultima puttanata di Eminem. Il sacro fuoco del rock'n'roll avvolgerà tutta la pista da ballo. E avrete compiuto la vostra Sacra Missione.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 18:30 | link | commenti (13) |

mercoledì, novembre 24, 2004
Ancora sul Gran Figlio di Puttana

Dopo quattro dischi letteralmente consumati dall'ascolto, capisco perchè lo chiamano "Mr. Rhytm". Andre Williams è uno dei pochi che in ogni canzone riescono a farti muovere piedi, testa, corpo, senza sosta, in qualunque luogo e occasione. Il Gran Figlio di Puttana, in giro da quarant'anni con il suo sound selvaggio e dance (e chiariamoci: il ballo è una santa cosa primitiva, ma un conto è la merda, e un conto è il groove che ti scatena, e poi per ballo io intendo anche e soprattutto scopare), negli ultimi anni, e cioè da quando il suo erede Mick Collins lo ha risollevato dalla fanghiglia delle pipette di crack, incide praticamente un disco all'anno, oltre alle comparsate nei dischi che tutte le meglio band di puro rock'n'roll blues si contendono (la migliore delle quali è "Lap dance", pezzo che già dal titolo lascia poco all'immaginazione e registrata con la Jon Spencer Blues Explosion). Del Williams blues e rock'n'roll ho già detto, anche di quello country ("Red dirt" con i The Sadies), ma Mr. Rhytm, con il curriculum dorato che si ritrova, non poteva che dare il meglio di se nel funk e nel soul. E' del 2001 il suo album "Bait & Switch", sedici canzoni che ci riportano indietro di trent'anni (il funky di "Detroit Michigan", ad esempio), oppure all'età dell'oro del soul ("It's gonna work out fine"), passando per il rock'n'roll del cinquantennio, strappalacrime a dovere ("Put that skillet away"), dove la voce alla cartavetrata di Williams e il suo genio regalano un altro indiscutibile capolavoro. Visto che, come detto prima, la gente fa a cazzotti, tranne i gangster di cartone come Snoop o Eminem per poter avere il vanto di un pezzo registrato assieme al vecchio tossicomane, anche in "Bait & Switch" troviamo il solito fottìo di grandissimi nomi: Rudy Ray Moore e Ronnie Spector come guest vocalist, più i The Four Dollars, oltre alla backing band eccezionale composta da Matt Verta-Ray, Marcus Natale e Willie Martinez. Già solo questi nomi dovrebbero fare capire che siamo di fronte a roba che funziona. E infatti la cosa fila, e alla grande. Frat soul, frenetico e spaccaculo, sedici pedate nelle gengive che riescono ad essere devastanti anche nei lenti. Inutile scegliere un pezzo migliore rispetto all'altro perchè si farebbe un torto agli altri capolavori. Mr. Rhytm, solito misogino amante delle belle fiche e della "Big P", spara la sua cartuccia con "Sling it, bang it and give it a cab fare home", che fin dal titolo fa capire che siamo di fronte alla più sfacciata, caricaturale, grottesca esibizione di maschilismo, che di questi tempi di Eamon, che manda garbatamente affanculo una troietta, sono salutari come l'emoglobina per il vecchio vampiro. Con "Bait & switch" si capisce anche perchè l'uomo che rappò prima ancora che il rap avesse un nome gode di una vasta popolarità più presso i punk che non presso i rappers di gommapiuma che si esaltano a parlare di sparatorie con il liquidator: il suo soul è troppo denso, sporco, grezzo, sudicio, seriamente volgare per far presa sulle menti di chi ha in testa l'unico obiettivo di scalare le charts. E fanculo Jay-Z. Fatevi un favore, regalatevi "Bait & switch", anzi, regalatelo, per Natale, alla vostra fidanzata (o fidanzato, se chi legge è tettedotata): questo disco garantisce scopate che ricorderete a vita, una colonna sonora scritta apposta. Ancora un grande centro per Mr. Rhytm, ancora un regalo dal più grande compositore di qualunque secolo. Capito sbiadito del cazzo d'un Mozart?

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 13:39 | link | commenti (4) |

lunedì, novembre 22, 2004
Ma dentro resto un anarchico

E’ da un po’ di giorni che sento un po’ tutti condannare l’esproprio proletario compiuto dai disobbedienti a Roma, dove un centinaio di ragazzi, armati di pericolose videocamere e a volto scoperto, hanno “svaligiato” il supermercato Panorama e una libreria Feltrinelli del centro dell’Urbe. Il tutto ampiamente documentato dagli stessi autori del “vile gesto”, con il materiale filmato inviato alle televisioni e ai giornali, insomma, un puro atto dimostrativo contro l’aumento dei prezzi. Si sono scatenati i commenti dei tagliagole di regime che vorrebbero vedere i disobbedienti in galera a vita per aver rubato libri e generi di prima necessità; ben pochi ho sentito prendere le difese dei ragazzi, che hanno semplicemente fatto valere un diritto. Da quando c’è la moneta unica europea, lo sanno tutti, la vita è aumentata in maniera esponenziale. Commercianti, strozzini e governo, aiutati dalla grancassa mediatica, hanno fatto passare il luogo comune secondo il quale un euro equivale a mille lire, mentre gli stipendi, però, se una volta erano di due milioni, sono rimasti a meno di mille euro. Se la matematica non è un’opinione, dunque, il potere d’acquisto è dimezzato negli ultimi due anni; l’esempio può essere dato dai libri. Io so che un libro di una casa editrice X, nel 2001 veniva a costare 16.000 lire. Lo stesso libro, ristampato nel 2004, ha un prezzo di copertina di 15 euro. Il doppio, praticamente, riportato in lire al cambio attuale. Se uno non chiama rapina una cosa del genere, allora bisogna ridefinire il concetto stesso di rapina, aggiornarlo ai canoni del terzo millennio. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, del resto: ora nessuno si sogna di comprare un libro, a meno che non è costretto per motivi di studio (studenti), oppure costretto dal lavaggio del cervello imposto dalla De Filippi e da Costanzo (il libro di Costantino, 100 pagine di NULLA). Il mondo va a catafascio, l’Italia, che prima era fanalino di coda per quanto riguarda le vendite dei libri nella Comunità Europea, adesso è dietro persino adesso è dietro persino alla Bulgaria. E tra breve sarà dietro pure all'Albania, alla Lituania, alla Macedonia. Vedo qualcosa di calcolato dietro la nomina della Moratti a ministro dell'Istruzione: con lei, le scuole tornano ai livelli del 1800, quando erano solo i ricchi a poterselo permettere. Hanno visto che l'istruzione è pericolosa; hanno visto che, in fin dei conti, all’essere umano informarsi non fa poi troppo schifo, e viaggiare con la fantasia è più bello se stimolato da agenti esterni, e quindi con un bel libro, che sia “La guerra dei contadini” di Frederich Engels o “Io sono leggenda” di Richard Matheson. E la mossa sta qui: rincoglionire la gente, soporizzare il cervello delle masse con la televisione che mai come in questo periodo è brutta, omologata e dannosa, proponendo falsi miti, e dall’altro ridurre e comunque rendere poco accessibile la proposta letteraria. Io stesso, che fino a un anno fa compravo almeno un libro alla settimana e certe volte pure due, adesso è grassa se ne compro uno al mese. Non posso più permettermeli, è questa la verità. Vado in biblioteca a prenderli, e anche se magari la mia collezione non diventerà più grande, sticazzi, almeno la sera prima d’addormentarmi leggo. E poi sono fortunato, visto che, col lavoro che faccio, i libri me li mandano, li recensisco (sì, ma per chi?), e anche se non li posso scegliere, alle volte trovo dei capolavori, come l’autobiografia del grande pittore-falsario Icilio Federico Joni, “Memorie di un pittore di quadri antichi”. Sono tempi veramente bui. A proposito di libri, ma collegati con un altro bene ad oggi poco accessibile ai più, com’è diventata la musica legale, uno scrittore che l’ha capita da un po’ è il buon John King, che nel suo ultimo libro “Human Punk” (Guanda, 16 euro) riporta questa frase, a commentare la nostra situazione sociale, condizionata, giustamente da quello che succede a tutti i livelli: “Di musica buona in giro ce n’è, ma questi sono tempi di tranquillanti, sedativi, quindi tutto è in funzione del sound. Oggi come oggi, c’è poca gente che scrive testi di impegno sociale. La guerra politica in Gran Bretagna l’ha vinta la destra, e siamo finiti nell’acid house. Invece di scrivere di multinazionali, guerra, polizia, lavoro, violenza, razzismo, scuola, sanità, problema della casa e tutto quanto, tutti i testi che passano parlano di ecstasy, amore e diritto di ballare. Quando eravamo pivelli c’erano due parti. Adesso ce n’è una sola. Succedono sempre le stesse cose, ma ormai se ne parla poco. Sarà che i tempi sono cambiati”. E già, i tempi sono cambiati. Oggi è peggio di vent’anni fa. Tutto è omologato, tutti devono spendere i loro soldi, che devono tornare nelle tasche di chi i beni li produce. Tutti bravi, zitti e modaioli. Per questo il gesto dei disobbedienti a Roma non è da condannare, proprio per nulla. E chiudo con una frase di un altro personaggio dalla vista lunga, un altro che l’aveva capita da un po’ e che in questo periodo non è più citato come maestro dalla sinistra trendy. Parlo del grande Bertold Brecht, che qualche decennio fa diceva: “Che cos’è l’atto di una rapina in banca, se paragonato all’atto di fondazione di una banca?”.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 19:07 | link | commenti (6) |

venerdì, novembre 19, 2004

NOW PLAYING...

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 16:01 | link | commenti (12) |

giovedì, novembre 18, 2004
The Black Files

Quando penso a una di queste categorie, e cioè gli stronzi, bugiardi, nazisti, lupi vestiti da agnelli, ricconi figli di ricconi, snob, puzzalnaso, puzzolenti, fascisti, finti poveri, straccioni, bestie, ignoranti, bastardi, porci, tossicomani, figli di puttana, sballoni, sordi alle richieste, ingordi, generosi nell'avere, tirchi nel dare, sbomballati, armati fino ai denti, ipocriti, facciolcazzochemipare, m'importaseghesedofastidioaqualcuno, fumosi, alcolisti, cervelli bruciati, arie da intellettuali, arie da professoroni, arie da sapientoni, arie malsane, possibili candidati alla presidenza del consiglio, futuri guerrafondai, futuri capitani d'industria, futuri barboni, possibili serial killer, possibili trafficanti, deputati della Lega Nord, deputati di Alleanza Nazionale, suonatori di sitar, gente che odia la Gretsch, gente che considera il punk un rutto, fan dei Pink Floyd, fan dei Genesis, fan degli Yes, ai concerti scavalco, gli mp3 li scarico pure se sono gruppi all'esordio su una minilabel, però l'ultimo cofanetto con registrato Brian Wilson che gratta lo smalto della ceramica del cesso lo compro per terminare la collezione pure se costa quanto il pasto per 3000 bambini africani, vegetariano sempre, non mangio cadaveri, andiamo da McDonald's a farci le patatine (fritte nel sego bovino), agricoltura biologica a petrolio, gente avvolta in pantazampa, camicie a fiori da finocchi, sandali francescani in pieno inverno sull'Amiata, vivo e lascio vivere male, bhè, quando penso a una di queste categorie di persone mi vengono in mente solo gli hippie.

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mercoledì, novembre 17, 2004
Il piccolo principe

L'ultimo dei veri principi delle "Mille e una Notte" è stato Uday Hussein, figlio del rais di Baghdad Saddam. Un principe, come da tradizione, ricchissimo e onnipotente, ma, a differenza dei nobili, di casta, di lignaggio o d'animo presenti nelle straordinarie novelle orientali, il piccolo Uday non era gentile, proprio per nulla. Egli infatti, più che a un Hassan potrebbe assomigliare al Michael Myers di carpenteriana memoria, straordinariamente cantato più tardi dai Meteors nell'omonima canzone presente in "Monkey Beath". Uday, primogenito del dittatore, è stato definito "sadico, misogino, ultraviolento e completamente depravato, energico, eccitabile, eccentrico, intollerante". Questi aggettivi delineano la figura di un pazzoide, cosa che in effetti il primo figlio ed ex favorito di Saddam era. E' stato ucciso nel luglio del 2003, nel corso di un conflitto a fuoco tra le sue guardie e i soldati angloamericani, assieme a quell'altro agnellino di Qusay, il fratello minore, anche lui pazzo ("deranged", come dicono gli anglofoni), ma in misura molto minore. Come abbia fatto questo essere umano a pisciare fuori dal vasetto della sanità mentale non è dato saperlo, certo, essendo il figlio onnipotente di un onnipotente dittatore, si può dire che, potendo disporre della vita e della morte di chiunque in Iraq, abbia abusato del proprio potere. In molti lo fanno, basti pensare, per esempio, al "buongustaio" Bokassa che tanto mi terrorizzò da piccolo. Le cose forse si possono spiegare andando a guardare alcuni dei suoi interessanti achievments, che raccontano meglio di qualunque analisi del suo irascibile comportamento, spesso letale e sempre spiacevole per chiunque gli pestasse la coda. Già nel 1988, un giovane Uday guardava in cagnesco l'amante di suo padre. I contrasti tra i due assunsero presto toni drammatici, e Uday tentò di ammazzarla, previa tortura. La donna andò in coma e il sobrio Saddam meditò e minacciò di accoppare il figlioletto se l'amante fosse morta. Cosa che successe, chiaramente, ma per quella volta il buon Uday fu allontanato dall'Irak per permettere al dittatore di dimenticare il fattaccio. In ogni caso, Uday amava sfogare i suoi istinti criminali soprattutto sulle donne, che torturava e violentava, lasciando segni evidenti nelle stanze dove svolgeva le brutali orge. Alle volte le ammazzava, per non lasciare testimoni, ovviamente al di fuori del suo paese. Uno dei più disturbanti giochetti di Uday, come riferirono i quotidiani occidentali e orientali, fu quello al quale sottopose una ragazza, che ricoprì di miele e che poi fece sbranare da tre dobermann, lasciati a digiuno alla bisogna. Come se non bastasse questo illuminante curriculum, il giovane piccolo vice-dittatore amava girare con bastoni elettrificati e mazze ferrate, sferze, fruste e bastoni chiodati. Qualcuno che nell'Irak del dopo-Saddam se lo ricorderà per sempre sono gli atleti iracheni, perchè all'Heydrich del Medio Oriente era stata affidata la carica di presidente del comitato olimpico nazionale. Se gli atleti perdevano, cosa che succedeva anche abbastanza spesso viste le scarse condizioni che c'erano nell'Irak dell'embargo, venivano picchiati regolarmente con le sbarre di ferro, sempre da Uday stesso che non delegava questi giochini a terze persone. Ad alcuni sportivi urinava e defecava addosso per umiliarli. Spesso Uday diceva agli atleti in partenza per le manifestazioni sportive "di non tornare indietro in caso di sconfitta. [...] se perdete umiliate l'Irak, e chiunque umilia l'Irak umilia me". Brutale fu l'esecuzione di un pugile iracheno che fu battuto al primo round dal collega giordano. Ammazzato a pugni e rasoiate dallo stesso Uday. L'asso di cuori (questa la sua figura nel mazzo di carte da poker degli americani), sfuggì a un attentato a metà degli anni Novanta, attentato che lo lasciò paralizzato per un periodo e secondo alcuni, mezzo impotente, cosa che lo rese, se possibile, ancora più folle e spietato. Una delle ex amanti del padre -secondo quanto scritto nel libro di Eric Laurent "La guerra dei Bush" - dice che fu Saddam Hussein stesso a ordinare la morte del figlio, e che preparò l'attentato, perchè diventando più grande, il pazzo non faceva che peggiorare. Questa donna, ora scappata in Libano, spesso sentì il dittatore esprimere rabbia e desideri di morte verso il primogenito per i casini che gli procurava. Vera o meno che fosse questa versione, di certo Uday non aveva molti amici, ed erano moltissimi che lo volevano morto. In seguito al fallito attentato, il pazzoide fece uccidere una quantità enorme di gente sospetta, molte volte solo per antipatia personale. Ma ora questo incubo in forma umana è morto, ammazzato dai soldati americani durante una vera e propria gangfight. Nella foto sopra, Uday è quello a sinistra, a destra il più sobrio fratello Qusay. Non sappiamo ancora, dati i casini a Falluja, se il popolo iracheno ringrazierà mai gli americani per averli liberati da Saddam, ma di certo sappiamo che in molti li ringrazieranno per averli liberati dal mostro assassino, sadico e torturatore Uday.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 14:17 | link | commenti (2) |

sabato, novembre 13, 2004
Mostri, finocchi, ubriaconi e tossici

Il venerdì sera, da quando m'hanno levato il B-Side, (locale senese dove l'anno scorso si sono svolti concerti epocali), non c'è cristi e resto a casa. Ho trovato il modo uguale per spassarmela e guardo il violento telefilm "The Shield", un capolavoro splatter che narra le vicende di un distretto di polizia losangelino dove gli sbirri migliori sono trafficanti di coca, quelli con le potenzialità per migliorare, nella vita privata sono perdenti, e il loro capo pur di diventare sindaco di Los Angeles è disposto a passare sul cadavere di sua madre. In una certa misura, "The Shield" mi ricorda i romanzacci di Eddie "Mr. Blue" Bunker, ed è capitato qualche volta che le immagini mi facessero cagare sotto tanta l'impressione. Insomma, un buon modo di guardare la tv mentre si aspettano le retrospettive su Russ Meyer che danno su "Fuori Orario". Fino a qualche settimana fa, davano due puntate di "The Shield", a partire dalle undici, e che finivano all'una. Ora invece, le teste di pecorino di Italia Uno hanno ben deciso di sopprimerne una e di mettere un contenitore di cagate al posto della puntata del telefilm. E già questo dovrebbe farmi incazzare, ma, per buona misura, l'avversa sorte mi (ci) propina una trasmissione SCHIFOSA. Il titolo è "Cronache marziane" (di chi era il libro? Ballard? Asimov?), e a condurre questo troiaio è l'ex iena Fabio "Rutto" Canino, la cui faccia da topo vedete ritratta qui sopra. La trasmissione prevede, al solito ospiti fissi e c'è di che divertirsi: un sedicente sociologo dall'improbabile nome di "Marxiano", un paio di puttane, no più d'un paio, un poker, una delle queli è una pornostellina dal petto vaccino, un'altra è un budellone che si da arie da intellettuale, un'altra è un'autoproclamatasi principessa, e l'altra è una zoccoletta del generone romano, poi una sfilza dei peggio finocchi amanti del conduttore, ipertrofici e con musi di merda incredibili. Immancabile Roberto da Crema, al secolo "Il Baffo", il famoso bestemmiatore pentito (bestemmiare è un'arte, e lui è un dilettante), che spara delle cazzate incredibili, da vergognarsi per lui. Peggio che andar di notte con gli ospiti "una tantum": Sgarbi, Eva Henger, Schicchi, gli esclusi del Grande Fratello ed altri aborti. Durante l'ora e mezza di martirio quest'eterogenea massa di merde parla, o meglio, sarebbe da dire scorreggia con la bocca delle cose più banali, stupide, e lo fanno con un'aria da superiori che sconforta, spesso litigano, si toccano il culo e il cazzo, mettono fuori i panni sporchi e la pruderie. Il tutto, e voglio ripetermi, SENZA PROVARE ALCUN UMANO SENTIMENTO DI VERGOGNA. A completare il guazzabuglio, il pubblico in studio, molto probabilmente gli ospiti dell'ex Ospedale Psichiatrico de Roma, e il pubblico da casa che manda gli sms (non fatevi fottere, a proposito, con questi giochini degli sms alle trasmissioni: costano un euro l'uno e i soldi vanno a chi sapete voi), che sono a mio avviso la parte migliore di "Cronache Marziane", perchè ti rendi conto dei guasti che la scuola italiana ha prodotto nelle giovani menti. Boia, quasi m'accordo con la Moratti e le propongo di chiuderle tutte le scuole, già che ci siamo. In conclusione, ci hanno tolto Luttazzi e il suo "Satyricon", l'unica trasmissione dove ho visto praticare l'adorato smelling (su Anna Falchi, poi) e l'ammirato ma mai praticato (perchè sono schizzinoso) shitting o caviar, anche se in effigie. Al posto di "Satyricon" ci hanno dato il disgustoso "Cronache Marziane", e al posto del geniale Daniele il pessimo Canino, al posto delle battute iconoclaste del grande comico le mossettine e gli urletti isterici del più superpessimo tra gli anchorman attuali. Siamo alla repubblica di Weimar, anzi, siamo in pieno fascismo mediatico e questi stronzi ne sono l'esempio. E' il Minculpop del Sesto Reich. Chiedo scusa al buon G. G. Allin se ho utilizzato il titolo del suo celebre album per intitolare il mio post, ma davvero, stavolta ci stava bene.

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martedì, novembre 09, 2004
Geniali bestialità

Europei 2000, una scandalosa Inghilterra prendeva mazzate a più non posso da qualunque squadretta incontrasse nel torneo. I tifosi inglesi, esasperati dall'onta terribile che la loro Nazionale stava riservandogli, oltre a fischiare i componenti della squadra, decisero di esporre un significativo cartello all'indirizzo del capitano, nonchè frontman del team. L'indimenticabile striscione recitava, in inglese, questa sobria frase: "Beckham, tua moglie è una puttana e auguriamo ai tuoi figli di morire di cancro". La domanda sorge spontanea. Sono gli hooligans dei geni, oppure dei figli di troia e bestie? Ai posteri l'ardua sentenza.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 17:54 | link | commenti (9) |

lunedì, novembre 08, 2004
Incubo

L'altra mattina stavo cazzeggiando per casa, e passando per la living room/stanza comune, i miei coinquilini darkettoni stavano guardando Mtv. Fin qui nulla di male, però loro erano interessati a una trasmissione che si chiama "The fabolous life of...", dove vengono messe in luce, di volta in volta, le vite appunto favolose dei divi della pop music. Cristina Aguilera, Britney Spears e altri mostri sono via via analizzati dalla lente dei geniacci di Mtv America, con l'accento soprattutto sulle grandi quantità di cash money che questi stronzi portano a casa, soprattutto grazie ai gonzi che comprano i loro dischi, dvd e che vanno ai loro shows. Purtroppo mi sono perso le puntate sulle due reginette, che in ogni caso avrebbero sconvolto i miei già sovraeccitati ormoni; ma  la sfiga, che è attaccata alla mia spalla come la merda al culo, non mi ha impedito di perdere la fondamentale puntata sulla vita favolosa dell'insipido Kustin Timberlake. "The fabolous life of Justine Timberlake" era il solito programma per tredicenni brufolose amanti del cantantucolo ex N'Sync, se non sbaglio. Tutti i vizi, gli stravizi, i soldi sperperati (un vero schiaffo alla miseria), le puttane che si è montato erano, nella splendida trasmissione, analizzati, meglio che su riviste come "Cioè" o "Cosmpolitan": frotte di fan ammattite che attendevano che Il Superiore le cagasse e magari se le portasse nel backstage. La sua casa (alla faccia della  minchia), è poco meno di una reggia, una puttanata che solo un popolo di fulminati come gli americani sarebbero in grado di concepire, tanto lo schifo e la pacchianeria architettonica. Nella stessa stamberga, i responsabili (gli irresponsabili) del programma avevano sguinzagliato il loro dobermann, che faceva vedere a tutti noi poveri sfigati le collezioni del buon Justin: cappelli, sneakers, vestiti, e soprattuto gioielli. Sottoposto a questo fuoco, stavo per collassare, ma una buona tirata di straforo di sigaretta mi fece momentaneamente tornare in me, aiutato anche dal fatto che stavano per annunciare la pubblicità. Ma, presentando i consigli per gli acquisti, il conduttore disse così: "Dopo la pubblicità, vedrete le feste che Justin organizza, feste che voi comuni mortali non potreste neppure sognare". Era troppo. Non solo questi stronzi presentavano la vita dell'insipido Justin in faccia a gente che nella maggior parte dei casi fa una fatica incredibile a sbarcare il lunario, ma si permette anche di prenderli per il culo. M'incazzai a morte e andai verso il sancta-sanctorum dove mi aspettava l'ascolto del mio ultimo acquisto, "Cow fingers & mosquito pie" di Screamin' Jay Hawkins. Nel breve tragitto, pensai che non Justin, ma i responsabili (gli irresponsabili) del programma andrebbero puniti, con tipo quarant'anni di lavori forzati. Mi svegliai. "The faboluos life of Justin Timberlake" non era vero, era tutto un incubo. Il mondo fa schifo, questo sì, ma non abbastanza schifo perchè cose del genere esistano sul serio. Rincuorato, misi il dvd dei Demented Are Go, scacciando le pessime immagini che la notte, anzi, la mattina mi aveva propinato... "Mongoloid, he was a mongoloid, happier than you and me...".

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sabato, novembre 06, 2004
It's Martini time!

Tra gli otto dischi prodotti in tutta la carriera dal trio texano Reverend Horton Heat, "It's Martini time" è quello che ha fatto di più storcere il naso alla critica. La mitica guida Allmusic lo pone come il peggiore degli album della band, e molti, tra i quali il miglior chitarrista rockabilly europeo, me ne diedero una pessima descrizione, dicendomi di tenermene doverosamente alla larga. E invece, "It's Martini time" è uno dei miei dischi preferiti in assoluto del Reverendo e soci, ed essendo questa band la mia preferita assieme a Fleshtones, Meteors, Andre Williams e Ramones, ritengo questo album uno dei cinque che porterei sull'isola deserta con me (of course, assieme all'album da disegno e sempre confidando nelle gentili grazie della bella e abbronzata indigena). "It's Martini time" è meglio del precedente "Liquor in the front", la produzione del quale, a cura di Al Jourgensen, risente di un background metal troppo marcato. Al contrario, questo disco riprende, pur se curato splendidamente da Thom Panunzio, già al lavoro con la band in "Liquor in the front", i discorsi dei primi due dischi, interrotti bruscamente proprio dal precedente gruppo. Si parte come al solito con le cavalcate punk-psychobilly straveloci, ecco quindi "Big red rocket of love", e dopo l'interlocutoria "Slow", lenta e aggressiva, parte la title track, celebrazione del mestiere di bartender e della passione per il pessimo vermouth. Un rockabilly al cardiopalma, col lavoro di Jimbo sul contrabbasso che intontisce, tanta la violenza. Da quest'album incomincia tra l'altro l'esplorazione, da parte di Jim Heath, dei lenti sul modello classico. Ecco il sorprendente blues di "Crooked cigarette", con un testo esemplare, e il country allegro di "Cowboy love", utilizzato, per una pubblicità, persino dagli accecati, sordi e modaioli di Mtv Italia un paio di mesi fa. Chiaramente l'elemento psychobilly la fa da padrone, uno psychobilly che deve un pochino ai maestri anni Ottanta come Meteors per la violenza e agli Stray Cats come esempio di ottimo songwriting pop e moltissimo ai Ramones, con canzoni come "Now, right now", "Spell on me" e "Generation why", una cover stupefacente di "Rock this joint", e persino elementi presi a prestito da Henry Mancini, un Mancini in pieno delirio anfetaminico con le due "labbrate" (termine senese che sta per "colpo sulle labbra d'inaudita violenza") come "Slingshot", che rivede protagonista il contrabbasso infuriato di Jimbo e "Forbidden Jungle". A chiudere questo bistrattato capolavoro, "That's showbiz", lentissima e con tutti gli strumenti in perfetto equilibrio, soprattutto l'hammond del "quarto uomo" Tim Alexander, dove viene raccontata la vita on the road di un gruppo. Primo disco che il vostro affezionatissimo ha comprato della band, secondo il sottoscritto meriterebbe un'attenta rivalutazione. Pensateci tutti prima di glorificare "Liquor in the front", che, parere personale, è l'unica vera toppa del trio.

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giovedì, novembre 04, 2004
A me basta che respirino...

...ma evidentemente i True Sounds Of Liberty non andavano tanto per il sottile. Storica band di Orange County, uno dei primi gruppi punk americani e uno dei più longevi nonostante le sfighe occorse in venticinque anni di travagliata esistenza, i TSOL possono vantare uno dei migliori dischi del punk mondiale, "Dance with me", che conteneva la spettacolare canzone sulla necrofilia di cui riporto il testo qui sotto. Da "Code blue" è stato attinto, consciamente o meno, a piene mani da tutte le filiazioni del punk rock, specialmente quello horror-punk, filone capeggiato dai Misfits. Ma la fredda (e visto l'argomento non poteva essere altrimenti) e cruda bestialità di "Code Blue", che è una dichiarazione d'amore verso le ragazze morte, è a mio parere impossibile da superare. Qui sotto ci sono le liriche, a voi le conclusioni.

CODE BLUE

I never got along with the girls at my school
Filling me up with all their morals and their rules
They’d pile all their problems on my head
I’d rather go out and fuck the dead
‘Cause I can do what I want and they won’t complain
I wanna fuck I wanna fuck the dead
Middle of the night so silently
I creep on over to the mortuary
Lift up the casket and fiddle with the dead
Their cold blue flesh makes me turn red
‘Cause I can do what I want and they won’t complain
I wanna fuck I wanna fuck the dead
And I don’t even care how she died...
But I like it better if she smells of formaldehyde!
Never on the rag or say leave me alone
They don’t scream and they don’t moan
Don’t even cry if I shoot in their hair
Lying on the table she smiles and she stares


















Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 17:47 | link | commenti (2) |

mercoledì, novembre 03, 2004
Sei proprio tu John Wayne?

E' praticamente deciso che gli americani hanno riconfermato, per altri quattro, lunghissimi e presumibilmente spaventosi anni che a guidarli sarà il figlio di papà George W. Bush, questo nonostante gli appelli di varie organizzazioni, artisti, scienziati che avevano invitato il popolo a votare per l'avversario democratico John Kerry. L'alta affluenza al voto dice che, incredibilmente, la base popolare che ha votato per Bush è superiore a quella di Kerry, che, letto anche in un'altra ottica, fa davvero credere che agli americani poveri, impoveriti o in via d'impoverimento non interessa sapere chi li ha ridotti nello stato in cui sono attualmente, meno ricchi di prima, senza garanzie e ridotti a fare da carne da cannone per le guerre dell'ex cowboy/governatore. In pratica, come dei novelli Caligola, gli statunitensi hanno deciso di nominare loro presidente un cavallo (Caligola, è bene ricordarlo, nominò al senato di Roma il suo destriero), pazzo come l'antico guerriero pellerossa, ma, purtroppo, con ben altri obiettivi e ambizioni. "I'm so bored with the USA" cantavano i Clash. E da oggi questa frase sarà mia fino a quando Bush, jr rimarrà al comando mondiale (e già, non è che a noi non cambierà niente, signora casalinga di Voghera che guarda "Cronache Marziane"). Sia l'America che gli americani meritano la lucida analisi che ne fece un paio d'anni fa il noto punkabbestia scozzese Wattie, cantante degli Exploited, ex tossico e alcolista, che a proposito di questo popolo si disse che "Sono solo dei mangiatori di hamburgers", che l'elezione di Bush è una piaga per l'umanità, che il cantante odia parlare con gli idioti, e lì ce ne sono a bizzeffe. e che, per cocludere, sono dei: "Fottuti bastardi!!!".

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 18:46 | link | commenti (9) |


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