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Elvis Schaukasten

Io sono il Diavolo... e sono qui per fare il lavoro del Diavolo.

La bocca della verità

Blogger: BadMotherFucker
figlio delle stelle perche' ti offendi tanto? °_________o? perche' ti ho semplicemente kiamato suor maria clarinetta o perche' ti ho detto che ke le bestemmie i bambini buoni non le dicono,sei d'accordo con me giusto? beh sicuramente si visto ti sei offeso perche' ti ho kiamato bestemmiatore,cosa vera,ma visto tu non le dici le bestemmie allora e' tutto ok,potrei anche andare tranquillamente nel tuo blog a dare un okkiata nel mio tempo libero giusto per vedere di cosa parla di bello,sicura di non leggere neanche una bestemmia nel tuo blog,altrimenti ti offenderesti se bestemmieresti perche' poi qualcuna ti farebbe notare ke bestemmi giusto? ^_^

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Sono morto *loading* volte

 
sabato, gennaio 29, 2005

GOT DEAD IF YOU WANT IT! 

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 17:29 | link | commenti (15) |

martedì, gennaio 25, 2005
Le perle di saggezza di BadMotherFucker

 

"Quando si canticchia spontaneamente 'S.O.S.' degli Abba, è giunta l'ora di tirare la catena".

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 18:04 | link | commenti (22) |

sabato, gennaio 22, 2005
DRAG BEAT - Parte II

 Una delle pochissime riviste meritevoli in Italia, "Kustom", mi delizia bimestralmente con i suoi articoli sul mondo delle moto e soprattutto delle auto truccate e customizzate. Mattioli, Trono e Sormani, i responsabili della rivista, sono personaggi eccellenti, nel senso più ampio del termine. La loro penna e la loro conoscenza della materia custom, unita alle fotografie, mi incollano alle pagine di "Kustom" come ben pochi altri magazines: servizi sull'arte di The Pizz, Firehouse, Von Datch, Eddie "Big Daddy" Roth, e altri protagonisti della generazione della burnin' rubber mi esaltano regolarmente. Ed è  l'unica, o quasi, rivista tricolore che si occupa di musica che piace a me. Sull'ultimo numero, "Kustom" ospita un ottimo pezzo sulla musica "hot rod", di cui ho già parlato qualche settimana fa. Il servizio, a cura di Massimo Scocca, è lungo e ben fatto; viene passata in rassegna tutta la musica che in qualche modo ha a che fare con il mondo dei motori, chiaramente non troverete "Il tempo di morire" di Battisti, ma il rock'n'roll dei Sixties e dei Nineties. Scocca oltretutto è un asso a scrivere e l'articolo è coinvolgente, oltre ad essere pregno di bellissime foto, soprattutto vintage. Nel ricchissimo e completo articolo, purtroppo, non ha parlato a fondo del più bel disco di hot rod di tutti i tempi (a mio opinabilissimo parere), quel "Drag Beat" dei De-Fenders che mi manda sempre fuori ad ogni ascolto, e la cui copia in vinile che posseggo è ormai massacrata dai continui ascolti e che sta per essere pensionata in favore della versione digitale che il mio pusher Corsini ha appena messo in ordine dagli States. Un po' deluso dalla semplice menzione che Scocca ha fatto di uno dei miei cinque album "da-isola-deserta-beninteso-con-una-fica-polinesiana-al-fianco", sono andato a riascoltarmi il disco, che è stata la solita mazzata tra i denti freschi di pulizia da parte della mia igienista preferita (bionda, occhi azzurri, tette da capogiro), che mi ha coinvolto, emozionato e stravolto come non mai, perchè erano già cinque settimane che non lo sentivo. Ma una cosa, sinceramente, non mi aspettavo: che la title track fosse così. Mi spiego, "Drag Beat" apre il secondo lato dell'album. Solitamente non l'ascolto moltissimo, non ha quei suoni "grassi e unti", "greasy and sleazy" di "Taco Wagon", per esempio. E invece, ieri "Drag Beat" mi ha sconquassato tre quarti di neuroni. Il "beat" è una batteria fracassona che da la biada all'assolo di "Moby Dick", con buona pace di voialtri fricchettoni, potente, rumoroso, tecnico ma selvaggio, il riff ricorda i cartoni animati di Dick Dastardly e Muttley, con la chitarra (sarà una Fender?) in primo piano, il basso pulsante e l'organo  che crea il meglio groove, intermezzato dal frenetico tamburo. Una completa sorpresa, come se fosse stata la prima volta che lo sentivo, come scoprire che la compagna di classe delle medie cessona è diventata una figa da urlo. L'unica controindicazione, è che ogni volta che riascolto il pezzo, vado in tachicardia.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 18:15 | link | commenti (3) |

venerdì, gennaio 21, 2005
La mia generazione fa schifo

 "La mia generazione ha perso", diceva Giorgio Gaber. Ma la sconfitta non è sempre disonorevole, alle volte la sconfitta insegna qualcosa. Ci si rialza per continuare a combattere anche con le ferite sanguinanti. La generazione di Gaber ha sicuramente perso, ma degli errori dei sessanta/setantenni, la mia generazione, che oggi ha quasi trent'anni, non ha imparato nulla. Nessuno ha voglia di farsela con i perdenti, siamo una progenie cresciuta con il mito del "vincente" di berlusconian/mediasettica memoria. Per questo non ci sconfiggeranno mai. Siamo già morti, e nessuno spara sui cadaveri putrefatti, quello che daremo noi al mondo futuro non ha alcuna rilevanza. La generazione di Gaber ha visto e ha partecipato alla conquista dello spazio, alla conquista della luna. Ha visto in presa diretta il grande cinema, ha sconfitto le ideologie tiranniche. Noi invece abbiamo visto e vedremo solo il "Grande Fratello", quello mediatico e quello reale. Per questo io affermo, senza tema di smentite, che la mia generazione fa schifo.  Del resto siamo nati nella seconda metà degli anni Settanta, e chi ci vedeva più lontano cantava "No future for you!". Avevano ragione. (Oggi più punk del solito).

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 20:52 | link | commenti (8) |

giovedì, gennaio 20, 2005

NOW PLAYING... 

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 21:28 | link | commenti (3) |

mercoledì, gennaio 19, 2005
Onore a Onorio

 A Udine e dintorni, il suo nome è temuto e rispettato. Su eMule e SoulSeek, è uno dei file più scaricati. Le sue invettive sono tra le più esilaranti del web, le sue bestemmie sono leggendarie. La sua incazzatura ha un brand riconoscibilissimo, la sua voce è inconfondibile come quella di Barry White, Elvis Presley e Frank "The Voice" Sinatra". Sto parlando di Onorio. Ai più questo nome non dice un cazzo, a parte l'omonimia con alcuni papi storici che dell'onore si facevano vanto ma che molto spesso lo usavano come tergiterga. La storia in sintesi parla di una banda di ragazzi, molto probabilmente rappers e writers che si ritrovavano, e forse si ritrovano ancora, nel parco dei Rizzi, quartiere periferico ancorchè grazioso della ridente città di Udine. Questi ragazzi, memori della loro infanzia e prepubertà spesa a giocare a pallone sempre nella zona dei Rizzi, decisero di onorare il nome di una delle persone che più s'incazzavano a vedere questa torma di teppistelli che tiravano pedate alla palla e petardi anche quando non è stagione. Quindi, contattato un altro ragazzo molto abile nell'imitare la voce di Onorio, registrarono una dozzina di sketches vocali, dove il ragazzo imitava alla perfezione la voce strozzata e cavernosa dell'Onorio originale. E, chiaramente, oltre a imitarne la voce, del personaggio ne imitarono i loop, i "tormentoni" che, permettetemi, a "Zelig" si possono solo che sognare. E quindi viene consegnata alla storia dell'umanità un pezzo di storia regionale, anzi, di quartiere, interessante anche per gli studiosi di sociologia. I pochi sketches che si trovano su internet, come dicevo prima, ripercorrono i tic vocali di Onorio: il "vero" Onorio è in realtà un meccanico, che ha la sua officina nel quartiere dei Rizzi, officina che è anche abitazione, orto, vitigno, sanctasanctorum e cacàr. Nella spettacolare voce dell'imitatore, i b-boyz parlano di "Ziomadonne", e l'ineffabile meccanico risponde "Eziomadonneputane!", il paesino di Buja, noto per essere produttore, nell'ottocento asburgico, di una famosa moneta austriaca falsa (ora proverbiale), viene esaltato e contrapposto al quartiere dei Rizzi, il paesino di Colugna, attiguo ai Rizzi, è utilizzato come dispregiativo e offesa ("Colugne"!), Onorio dice che non ha paura di padri ("stronsho") e zii, perche "bisogna misurarsi", che chiama i carabinieri se sente ancora sparare i "dettonattori, o quelo che si chiamano", di smetterla di tirare il pallone nel suo giardino, perchè "qui mi va la bala in tal cacàr e mi cadin ju tutti i càcos" (il "cacàr" è l'albero dei cachi), di smetterla di tirare "pidate" al cancello, di "non rompere i collioni", che è "un diritto", "e mi ridi par dietro", "tal sbusi cunt a un claut", il tutto inframmezzato dalle immancabili bestemmie ("dioboe", "diocane", "porcodio", "dioporco", "diobastardo") e il classico intercalare friulano "veh", qui ripetuto come un mantra assassino. E in più, nella "Raccolta di bestemmie" disponibile su internet, si trovano una versione dell'inno udinese "Ce biel cjescjel de Udin", condita da un saggio sulla gioventù moderna vista con gli occhi del filosofo Onorio e un "Onorap", dove in un minuto e 23 secondi viene rappato un campionario bestiale di moccoli, oltre alle solite "Colugne" e "bisogna misurarsi anche con la forza". Insomma, la sQuola è finita, saputelli del cazzo: scaricatevi Onorio che è copyright free, e godetevelo.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 19:52 | link | commenti (12) |

martedì, gennaio 18, 2005
Il sinistro massacro

 Solitamente chiunque esalti le gesta dei serial killer è da me considerato un povero stronzo. Nel senso, gli assassini seriali ammazzano la gente senza alcuna pietà per soddisfare un istinto schifoso e basso, tipico delle bestie e degli uomini senza pietà. Nonostante questo sono un grande appassionato dei suddetti assassini seriali, leggo libri sulle loro orribili gesta e quando avrò un po' di tempo posterò una mia bibliografia sul tema, ma ribadisco di pensarla come i Turbonegro di "Hobbit Motherfucker" su chiunque glorifichi le merdacce spastiche psicoomicide. E come me devono averla pensata i Macabre, un trio di metallari d'oltreoceano che, poco più di una decina d'anni fa, diedero alle stampe quel grande capolavoro (occhio, io il metal lo detesto) che è "Sinister slaughter". Già dalla copertina si può ammirare il carattere ironico dell'operazione dei tre death/grind metallari: una parodia blasfema del "Sgt. Pepper's Lonely heart club band" dei ben più blandi Beatles. Al posto dei grandi personaggi della storia, della cultura e dello spettacolo di "Sgt Pepper's", i Macabre sono circondati dalle figure dei più terribili omicidi seriali della storia, dal satanico Richard Ramirez al pagliaccio John Wayne Gacy, dal punitore di omosessuali Jeffrey Dahmer a un figurante nei panni dell'imprendibile Zodiac. I tre componenti dei Macabre sono invece vestiti e ritratti come dei deficienti redneck armati fino al culo con doppietta, rivoltella e ascia, per terra ossa umane formano il monicker e delle bambole Barbie sono smembrate oppure si dilettano in pose erotiche oscene. Già il packaging racconta molto, ma il vero colpo sono le venti canzoni. Si inizia con il grande classico, "Nightstalker" dedicata al giovane ispanoamericano Richard Ramirez, che s'intrufolava nelle case per rubare e ammazzare la gente, un vero desperado. Si prosegue con Ted Bundy e Albert DeSalvo, per arrivare a The Zodiac, un buon emulo di Jack lo squartatore che ammazzava coppiette e passanti, vestito con un cappuccio nero e inviava lettere alla polizia in un codice cifrato basato sui segni zodiacali e le fasi lunari, uno di quei serial killer che si pensa sia ancora vivo e attivo, nonostante il fatto che il suo ultimo assassinio "ufficiale" risalga a diversi decenni fa. Il testo della canzone di Zodiac è composta sulle lettere che lo stesso inviava agli sbirri, che tra l'altro non sono mai riusciti a risalire fino a lui. Il delirio dei Macabre arriva a toccare altri "simpatici" personaggi come Peter Kuerten, il vampiro di Dusseldorf, Richard Speck, Albert Fish (uno dei più mostruosi assassini, un sadico pedofilo che amava mangiare le sue vittime e che scrisse un -ERGH- libro di cucina sull'argomento), il tutto con il loro death metal tutto sommato ben suonato e con una divertita ironia macabra, che non cade di tono in nessuna delle canzoni. Una delle più sinistre è "Mary Bell", che parla della più giovane assassina dell'epoca moderna, che a undici anni ammazzò due bambini, buttando i loro resti in una cantina di un palazzo fatiscente, un pezzo di pochi secondi per sole voci e chitarra acustica per rendere il tutto più straziante e da brividi. Ma il vero pezzo forte dell'intero album è "What's that smell?", dedicata a Jeffrey Dahmer, l'orco di Milwaukee. Su un metal a presa per il culo, con doppia cassa impazzita e chitarra che piagnucola un riff da giostre stregate, i Macabre raccontano, tra l'altro compiaciuti, la storia del mostro, di come vivesse con undici uomini a casa sua, uomini fatti a pezzi e del cattivo odore che proveniva dall'appartamento, con una voce ruggita e disperata che non poteva essere migliore, considerato il tema trattato. Consiglio questo grande album ai veri fan della cultura dell'apocalisse, un disco che, nella sua incredibile rozzezza e bassa ignoranza, regala momenti di humor nero irraggiungibili soprattutto dai loro colleghi metallari, troppo presi a cantare stronzate su diavoli, streghe e riti pagani tutto sommato risibili ma non divertenti. Il cd non è difficile da trovare, in ogni caso la mia copia in vinile NON è in vendita.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 21:32 | link | commenti (3) |

mercoledì, gennaio 12, 2005
I dieci gruppi punk più rappresentativi

Ramones, Sex Pistols, Johnny Thunders & the Heartbreakers,The Real Kids, DMZ, Charged GBH, Raw Power,  Devil Dogs, New Bomb Turks, Zeke.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 13:18 | link | commenti (16) |

venerdì, gennaio 07, 2005

 

NOW PLAYING...

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 14:09 | link | commenti (9) |

giovedì, gennaio 06, 2005
Tsunami, amico!

Mischiare il sacro con il profano, come in questo caso, può risultare davvero fuori luogo. Eppure la prima volta che sentiì la parola "tsunami" fu al cinema, durante la visione del sequel/remake di "1997 - Fuga da New York", ovvero "Fuga da Los Angeles". E sono stato fortunato, perchè a pronunciare la fatidica parola, oggi sulla bocca di tutti per la tragedia in Asia, fu un grande attore come Peter Fonda, che, nel film di John Carpenter interpretava un barbone del surf, in attesa della grande onda che passa attraverso i "canyon", quelli che una volta erano i viali di Los Angeles, adesso ridotti a rovine soggette a terrificanti inondazioni... e l'unico che se ne giova è appunto il "surf-bum" Peter Fonda e la sua compagnia di surfisti (un po' come quelli reali di Dog Town). La scena vede Snake Plissken fare il fugone dai perfidissimi di turno, che gli danno la caccia per fargli il culo, come al solito. Dopo la corsa, raggiunge il barbone del surf, che gli dice come arrivare a Hershie (Pam Grier, in seguito musa di Tarantino per "Jackie Brown": ma Hershie, nel film di Carpenter, è un transessuale, nonchè ex socio molto sleale di rapine del vecchio Snake, che l'aveva fregato durante la grande rapina di Cleveland). Plissken è inseguito da Eddie "Star Map" (Steve Buscemi), che ha un'automobile hot rod da panico piena di ammenicoli come la Bat Mobile; per sfuggire alla caccia, il surf-bum e Snake Plissken, in piedi al centro delle rovine che una volta erano, probabilmente, il viale più elegante di Century City, sentono arrivare l'onda. A questo punto, la faccia di Peter Fonda, invece di sbiadire per il terrore, diventa sorridente; pronuncia la fatidica frase "Tsunami, amico!", e data una tavola a Snake Plissken, oltre a un paio di raccomandazioni sulle tecniche basilari del surfing, prendono la cresta e si fanno trasportare meglio di qualunque cavallo. La scena è un piccolo capolavoro da manuale del cinema d'azione, anzi, nel genere è un grande capolavoro. La grandezza di Carpenter sta, oltre nell'aver sapientemente montato e girato i pochi secondi di film, nell'avergli regalato una colonna sonora eccezionale, ovvero la "Scalped" di Dick Dale, l'unico pezzo che poteva essere inserito in una scena del genere. Questa è la scena del film che preferisco. Un film che, ad ogni modo, ha fatto storcere il naso a molti. Il curatore della famosa guida ai film, dice che "Fuga da L. A." è sostanzialmente una cacata, e non tratta con i guanti neppure il precedente film del trio Carpenter/Castle/Russell. Insomma, li tratta come degli inutili film d'azione, senza riconoscere i caratteri anarcoidi del più grande antieroe cinematografico mai inventato. Un grande eroe, Snake (Jena in italiano, per il labiale; e con tutto che il nostro Snake ha un grosso cobra tatuato sul petto), che nel primo film, stizzito dalle risposte del presidente degli Stati Uniti distrugge un'importante cassetta che potrebbe salvare il mondo, e, nel sequel, cancella per sempre le tracce dell'umanità, un'umanità immeritevole di qualunque comprensione e compassione, rappresentata da un cinico e bigotto presidente Usa da un  lato e da un piccolo dittatore in miniatura nel secondo. Questa gente tratta Carpenter con disprezzo, nonostante la sua riconosciuta e riconoscibile grandezza. Al maestro del Kentucky, che scrive da solo anche le memorabili partiture delle sue soundtrack, preferiscono di gran lunga l'insipido (sì, mi fa cacare) John Woo, lui sì, sostanzialmente null'altro che un regista pagato un tanto al chilo per i suoi risibili film d'azione, tutti uguali e senza alcuna anima, stile personale e critica sociale, elementi che, invece, fanno di John Carpenter un immortale.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 14:01 | link | commenti (6) |

mercoledì, gennaio 05, 2005
Tre millimetri al giorno

Dopo diversi anni, torna disponibile la nuova stampa di uno dei grandi classici della fantascienza mondiale. "Tre millimetri al giorno", di Richard Matheson, (Fanucci editore, 256 pagine, 13 euro) faceva parte della collana "Urania" della Mondadori (sotto potete vedere la copertina), e oggi torna finalmente in libreria, in una nuova edizione, per la gioia dei tanti appassionati che si contendevano l'ormai vecchissima edizione letteralmente a colpi di coltello. Una tantum, l'arbitrarietà del titolo italiano non è del tutto sballata: "The incredibili shrinkin' man", il titolo originale, è stato rimpiazzato da un più misterioso ma rappresentativo "Tre millimetri al giorno", che, se a prima vista può far pensare a una miracolosa pomata tipo "Mandingo - Il segreto dei pornostar", riassume in una frase praticamente la trama del romanzo. Già un altro romanzo di Matheson, "I am legend", fu tradotto in italiano sempre da Mondadori, col fiacco titolo de "I vampiri", poi fortunatamente rivisto e corretto dall'edizione Fanucci dell'anno scorso. Il protagonista, Scott Carey, durante una vacanza in barca viene investito da una nube fluorescente. Dopo poco tempo si rende conto di perdere, a ritmo accelerato, appunto i tre millimetri del titolo italiano. La sua vita in poco tempo si trasforma in un orribile e lentissimo incubo: perde il lavoro, e per far mangiare la famiglia deve vendere la storia della sua vita a un quotidiano, che lo mostra come un "freak". Con la moglie inizia ad avere problemi, soprattutto di tipo sentimentale e sessuale e lo guarda con compassione, e, con la figlia di cinque anni, i problemi diventano ancor più gravi, perchè dapprima quest'ultima ne disconosce l'autorità, vedendolo alto meno di lei, e poi diventa un pericolo per la sua incolumità fisica. Alla fine, un incidente domestico farà finire Scott dentro la cantina di casa, troppo piccolo per farsi vedere o sentire dai familiari e troppo piccolo per riuscire a liberarsi da questa prigione da solo, insomma, intrappolato quando oramai misura meno di dieci centimetri. Sempre perdendo altezza con il passare dei giorni, Carey deve lottare ancora di più per la sopravvivenza. Uccelli e gatto di casa gli rendono la vita difficilissima, trovare lo scarso cibo disponibile in cantina è un'impresa, e, a complicare sempre più le cose, un ragno, una vedova nera, gli da una caccia serrata per mangiarlo vivo, in un crescendo rossiniano di orrore. E, per chiudere, la consapevolezza, accompagnata da una rassegnata paranoia, da parte del protagonista, di scomparire, di morire una volta raggiunti gli "zero millimetri", sempre che il protagonista non muoia prima. Romanzo straordinario, che ha influenzato la fantascienza moderna fin da quando è uscito nel 1956, in piena guerra fredda e "Grandpa Atomic" come cantavano i New Bomb Turks, "Tre millimetri al giorno" è il capolavoro di Richard Matheson, già autore di celebrati romazi sci-fi e horror come "Io sono Hellen Driscoll" e racconti come "Duel". Come nel romanzo "Io sono leggenda", Matheson affronta il tema dell'uomo solo e disperato, che deve affrontare problemi enormi ma che trova sempre il modo per riuscire a salvarsi. Come negli altri suoi romanzi, Matheson racconta di una quotidianità stravolta, dove è il singolo a dover adattarsi a una realtà oramai irriconoscibile per lui. Non a caso uno dei momento migliori di "Tre millimetri al giorno" è il capitolo dove Scott Carey, oramai ridotto a quaranta centimetri d'altezza, trova consolazione con la nana di un circo, una freak come lui che però, vivendo da sempre questa situazione è molto meglio preparata ad affrontare il mondo "normale": l'incontro con la nana gli farà dimenticare temporanteamente le ossessioni di un uomo oramai ridotto, in tutti i sensi, al minimo. Da questo libro, è stato tratto un omonimo film nel 1957 per la regia di Jack Arnold, un grande regista di film di genere.

 

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 17:07 | link | commenti (6) |

martedì, gennaio 04, 2005
Trovo sempre un modo per delirare

Un buon album della Unicorn Records, un'ottima compilation che, alla fine dei disastrosi anni Ottanta regalò una buona palata di musica ska al mondo. Tre volumi della compilation, con band provenienti da tutto il mondo, con gli italiani (Spy Eye e Casinò Royale su tutti) a fare la parte del leone, anche se davvero la maggior parte delle canzoni si possono definire ottime, come ad esempio la splendida "Bangin'" dei bostoniani Bim Skala Bim, amicissimi dei Mighty Mighty Bosstones. Lo posto come primo topic dell'anno perchè qui fa un freddo caìno e mi piacerebbe essere come lo sfigato della cover che tenta di prendere l'aereo per la Giamaica, per ritrovarsi con la fidanzata con i capelli verdi Mary Jane (non Ficarotta). Io posseggo "Skankin' 'round the world" in vinile, ma ne esiste un'interessante riedizione in cd. Solitamente mi astengo da consigliare compilation, soprattutto di ska perchè fanno cagare e mettono solo pezzi strafamosi dal vivo, ma stavolta non posso esimermi. Trovatelo se potete e enjoy listening! Ma già che ci sono, voglio parlare dei Casinò Royale, qui presenti. Quindici anni fa erano la miglior ska band a livello europeo. I migliori eredi della tradizione degli Specials, dei quali raccolsero le istanze e il suono, mischiandolo e personalizzandolo con chilate di soul. I nostri erano diventati famosi persino in questo terzo mondo della musica che è l'Italia, aprendo concerti per Vasco Rossi (ma il pubblico del "Blasco" li prendeva a pomodori), e, con la canzone "Casinò Royale", fecero la colonna sonora dello shampoo Clear (i vecchi come me, i residuati e i sopravvissuti al paninaresimo ricorderanno certamente). I Casinò Royale, dopo aver dato alle stampe capolavori come "Soul of ska" (che io posseggo in prima stampa come allegato alla rivista "Vinile", diocane, mi sa che gli Ottanta sono meno peggio di quanto immagino) e "Ten Golden Guns", nei ben tristi Novanta cambiarono formazione e, cosa più grave, suono. Dal moscissimo "Dainamaita" in poi, la band milanese ha esplorato territori sonori trendi (sì, senza ypsilon) e modaioli, come tutti gli egocentrici Nineties. La loro avventura termina, credo, con "CRX", titolo che sembra il suono dei miei coglioni ogni volta che ascolto questo (ergh) disco(è capitato spesso a casa di quel pezzo di merda di Lazzaro, sì Lazzaro, proprio tu, metallaro del cazzo a cui garba Asia Argento). Chiunque abbia conosciuto la band con gli ultimi lavori e, giustamente, l'ha sempre disprezzata, non può che farsi un grosso favore e cercarsi le cose precedenti a "Dainamaita", quando i nostri coverizzavano Carosone ("Skaravan Petrol") e non facevano, peraltro malamente, il verso ai Massive Attack. Assicuro, garantisco e prometto, ottime serate danzerecce a ritmo di ska.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 21:26 | link | commenti (4) |


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