Io sono il Diavolo... e sono qui per fare il lavoro del Diavolo.

figlio delle stelle perche' ti offendi tanto? °_________o? perche' ti ho semplicemente kiamato suor maria clarinetta o perche' ti ho detto che ke le bestemmie i bambini buoni non le dicono,sei d'accordo con me giusto? beh sicuramente si visto ti sei offeso perche' ti ho kiamato bestemmiatore,cosa vera,ma visto tu non le dici le bestemmie allora e' tutto ok,potrei anche andare tranquillamente nel tuo blog a dare un okkiata nel mio tempo libero giusto per vedere di cosa parla di bello,sicura di non leggere neanche una bestemmia nel tuo blog,altrimenti ti offenderesti se bestemmieresti perche' poi qualcuna ti farebbe notare ke bestemmi giusto? ^_^
utente anonimo in Sabato scorso sono s...
utente anonimo in Alla CANNA del gas
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Ieri sera guardavo "Lucignolo", il pessimo programma di Italia Uno, l'"approfondimento" del "telegiornale" Studio Aperto. Purtroppo mi sono perso la puntata precedente, dedicata a papa Wojityla, proprio nel giorno dell'elezione di sua eccellenza fondatore dell'Impero NAZInger, perchè in altre faccende affaccendato. Ma insomma, la puntata di ieri di "Lucignolo" ha riservato delle succulente sorprese. Soliti servizi sul pornokaraoke, con Sonia Eyes la superbudellona che faceva lingua alla telecamera, una "pisser-nacht" dai tamarroni viennesi in discoteca e una "stille-nacht" dai loro colleghi ravennati. Tra un servizio sconcio e l'altro (disegnavo, intanto: la mia attenzione verso "Lucignolo" è pari alla loro qualità), lo speaker che annuncia i servizi, con la stessa voce impastata di Gianni Agnelli diceva che le droghe fanno male. E se lo dice lui, c'è da credergli. Finita la tiritera sulle droghe, ecco che questo manigoldo dice che sta per arrivare un servizio su un personaggio della tv che, a causa delle sue intemperanze, è da molto che manca sul piccolo schermo. La mia attenzione è catturata, con occhi sgranati. Immagini di personaggi scomodi iniziano ad affollare la mia mente febbricitante. Lo speaker continua - in sottofondo Britney Spears - dicendo che è un personaggio che ha subito una grossa censura, e io divento paonazzo. I miei eroi televisivi, pochissimi tra l'altro, quasi si materializzano sulla televisione. E lo speaker conclude: "Se a metà del servizio la trasmissione dovesse interrompersi, vuol dire che 'Lucignolo' stavolta l'ha fatta grossa, che ha ospitato un personaggio scomodo e che ci hanno censurato". Il cuore inizia a battermi come una puttana impazzita sul vialone prima della tangenziale. Che sia Lenny Bruce, ritenuto suicida e invece redivivo che spara a zero su BerlusKaiser e Bush? Un buon Santoro che pontifica? Biagi che presenta "Storia della guerra in Afghanisthan a fumetti"? Oppure lui, DANIELE LUTTAZZI, il coprofago, il genio, l'unico COSMICO che ha accettato di partecipare alla farsa solo per metterli alla berlina e per dimostrare la teoria che il sistema si distrugge dall'interno? Mi sbagliavo. Il "personaggio scomodo" che mancava nelle televisioni italiane, stracensurato era tale Guido Genovesi. Assurto alle cronache per essere stato cacciato dal "Grande Fratello" ultima edizione perchè espresse un apprezzamento sulle qualità sessuali della madre di Gesù, il pericoloso, scomodo personaggio, (secondo la visuale distorta del mondo che hanno gli autori di "Lucignolo"), è stato rappresentato come un povero fantoccio fantozziano, un povero beone che dice parolacce e che è afflitto da una terribile balbuzie. Un paria delle televisioni, cacciato a pedate da quell'infame stronzata perchè ha bestemmiato. Bhè, ieri anch'io ho bestemmiato, e dimolto. Ho bestemmiato contro "Lucignolo", contro Guido Genovesi, povero stronzo e contro di me perchè mi sono fatto fare fesso. Per concludere la serata, ho messo su il dvd di "Sesso con Luttazzi", girato lo scorso anno alla facolta di Medicina alle Scotte di Siena e ho riso, ragliando come un mulo, per tutta la notte.
Da otto anni a questa parte, la Hellcat, sussidiaria della Epitaph Records, si occupa di stampare dischi di quel tipo di punk rock che la celebre casa madre, per un motivo o per l'altro, non può o non vuole pubblicare. Oramai specializzata in tarantella-core, emo e altra musica "trendy", la Epitaph, leggendaria label con nomi mostruosi nel suo roster come Bad Religion, Pennywise, Zeke, Dwarves, Cramps e New Bomb Turks, ha da tempo smesso di pubblicare rock'n'roll; per questo tipo di suoni ecco dunque sorgere la Hellcat, fondata e voluta da Tim e Lars dei Rancid. Fin dagli inizi, la Hellcat ha pubblicato un label-sampler, chiamato "Give 'em the boots", giunto al quarto volume. Si tratta di solito di una raccoltona con quasi trenta pezzi, dallo streetpunk, all'Oi!, dal reggae allo ska, dallo psychobilly al real hard core. In questo quarto volume, la cosa che salta agli occhi sono le assenze, e cioè i gruppi che erano sempre comparsi nelle precedenti edizioni: qui mancano US Bombs e Hepcat, così come mancano i progetti estemporanei senza seguito dei vari componenti dei Rancid: ricordiamo i reggae-punkers Silencers, sul primo volume, autori di un ottima canzone e i Rancid versione psychobilly noti sotto il nome di Devil's Brigade, autori di un singolo oramai esaurito da tempo e millantatori di un album, ovviamente mai uscito, come quello dei Silencers e dalle sonorità interessanti, con Matt Freeman alla voce e upstair bass. Tornando a "Give 'em the boot IV", si parte con un'inedita bruttina dei Rancid, "Killing zone", e poi si prosegue con la straordinaria, sudicia dancehall breaker "Dirty reggae" degli Aggrolites, per me una vera sorpresa. Terza traccia appannaggio dei Tiger Army, bella la loro "Atomic", anche se oramai di psycho hanno quanto io ho in banca. Inedita splendida per i The Slackers di Vic Ruggiero, un reggae di qualità con testo polemico, mentre il quinto pezzo è per l'agnostico Roger Miret, qui con i Disasters, un buon punk'n'roll. Seguono una manciata di punk songs, tra le quali quella moscissima dei nuovi Hunns di Duane Peters e della bonazza Corey Parks; inedita per loro, ma era meglio per tutti se fosse rimasta tale, visto che "Marshall law" fa letteralmente schifo. Inedita anche per i Dropkick Murphys, vecchio punk alla Pogues su testo di Woody Guthrie, uno dei pezzi migliori del sampler. Tra i DM e i musi gialli Brain Failure, grandiosi punk cinesi che spaccano il culo con l'anthem in salsa di soia "That's what I know", troviamo prezzemolino Frederiksen con i suoi Bastards, con una discreta canzone già edita, poi il reggae narcotico - in senso negativo, massa di tossici - di Chris Murray e un'outtake di "Dead girls don't cry" per i Nekromantix, "Dead bodies", più punk-core che psycho, ma comunque decente. Tra l'altro i fratelli Sandorff hanno abbandonato il gruppo lasciando Kim da solo. In ogni caso il macabro contrabbassista ha deciso di proseguire l'avventura, speriamo solo che produca un buon dischetto e che abbandoni il punk a favore del rockabilly... oh, parlo da fan, eh? Ancora psychobilly con i chicanos Rezurex, classico psycho-screamer che va tanto di moda oggi, che comunque m'hanno incuriosito. Attendo fiducioso una prova sulla lunga distanza dopo l'ascolto della devastante "Dias de los muertos". Prima di loro i pessimi Transplants (oh, non mi garbano), e gli Orange, discreti ma nulla di più, alla prova con un punk stradaiolo intitolato ironicamente "No rest for the weekend". Si prosegue con i Ducky Boys, squallidi a fargli un complimento, anche loro con un'inedita, gli straordinari Unseen con un'alternate take di "Waste of time" sul loro disco in uscita e "Where they wander" degli Horrorpops, giudicati troppo frettolosamente come commerciali, mentre invece io li ritengo bravini. Gli ultimi sei pezzi sono tutti inediti tra il punk e l'hardcore, ottime le prove soprattutto di Pressure Point e Mercy Killers, mentre invece sono rimandati a mai più rivederci i 12 Step Rebels, con una canzone psychobilly a dir poco ridicola. Non vorrei che il trend adesso induca tutti a suonare con il contrabbasso, perchè altrimenti spero che la scena torni ad essere fuori moda come ai bei vecchi tempi. Insomma, poco prezzo, ventisei canzoni quasi tutte discrete, se v'avanza qualche euro potreste trovare "Give 'em the boot IV" più che gradevole.

La televisione è la beatificazione del nulla: al giorno d'oggi, infatti, ognuno può canonizzare la propria mancanza d'idee attraverso il tubo catodico.
E' diventata una consuetudine utilizzare l'aggettivo "comunista" come se fosse un'offesa, mentre, di contro, molte più persone si definiscono, con estremo orgoglio, "fasciste", tra l'altro commettendo un reato punibile per legge come prevede la nostra Costituzione, nata dalla lotta di Liberazione. Io non sono comunista, ma certo, in molti degli ideali teorizzati da Marx e Engels mi riconosco; così, se qualcuno mi dice "comunista", utilizzandolo come offesa, neppure mi c'incazzo, giudicando il mio antagonista un poveraccio. Purtroppo la cattiva televisione e il revisionismo di stampo idiota di questi tempi bui hanno rovesciato le parti. I comunisti sono orchi assetati di sangue e divoratori d'infanti, mentre i fascisti sono diventati d'un colpo dei bravi ragazzi che non accettarono il tradimento italiano dell'8 settembre, continuando a combattere agli ordini dell'alleato nazista. Ora, a parte che queste persone andrebbero messe dietro alla lavagna con il cappello del ciuco e invitati a ristudiare la Storia senza leggerla su "Budella 2000" o guardarla sul "Grande Bordello", ieri sera mi è capitato di assistere a un simpatico siparietto, che mi ha fatto pensare che in certi luoghi, per fortuna, "fascista" resta la più terribile delle offese, punibile anche con il sangue. Insomma, c'era il concerto dei Fuzztones, che hanno suonato senza infamia e senza lode al Sonar di Colle Val d'Elsa. Al termine del concerto, ed era notte fonda, il batterista del gruppo spalla, i B-Back, ha cercato di entrare nei camerini per riprendersi strumenti e vestiti, per tornare a casa velocemente per riprendere la figliola piccola, a casa dei nonni mentre i genitori erano al concerto. Il buttafuori, avendo ricevuto l'ordine dal road manager dei Fuzztones di non far entrare nessuno per nessun motivo per un quarto d'ora, per permettere a Rudi e ai suoi di riprendere fiato, ha negato l'accesso al batterista, con fare brusco. Al che, il buon Madison Wheeler, che è pure contradaiolo, dopo un paio di beccate incomincia a far valere le sue ragioni, l'ora molto tarda, la bambina a casa dei nonni che dev'essere riportata a casa e l'orario di lavoro dell'indomani. Ma non c'è verso: gli ordini dati al buttafuori non si discutono e Wheeler resta fuori. Batti e ribatti, volano le parole grosse: il buon Madison, portato via a stento da me e da un altro dell'entourage, dice al buttafuori: "Testa di cazzo, figlio di puttana" e, per chiudere, un tonante "Fascista!". Non gliel'avesse mai detto. Il buttafuori, che ai primi due epiteti era rimasto impassibile, alla parola "fascista" impazzisce e cerca di venire alle mani. Li allontaniamo senza che vengano in contatto. Io resto col buttafuori, che è fuori di sè: "A me mi dice fascista?". E' un'offesona grave, per lui, la peggiore. Del resto era lo stesso personaggio della security che una settimana prima, nello stesso locale, al concerto della Banda Bassotti aveva comprato la maglietta con su scritto "Stalingrado 43", una small per il suo figliolo di diec'anni, dicendo al tipo del merchandise "Di questi tempi, è meglio educarli da piccoli". Già, meglio educarli da piccoli i bambini: non vorrei mai dover comprare a mio figlio la maglietta con su la faccia del dottor Mengele perchè quelle con Che Guevara sono state messe fuori legge.
PS: Alla fine tra i due litiganti è finita a tarallucci e vino. Naturalmente, ROSSO.
Devil behind that bush - THE CRAMPS: "Big beat from Badsville" Epitaph Records
there's a devil behind that bush
there's a devil behind that bush
weird wigglin' dance
scared me outta my pants
that devil behind
those fire red lips
i was scared stiff
that devil behind
just one peek got me rattled
p the creek without a paddle
that devil behind
there's a devil behind that bush
pointy wigglin' tail
whatta evil female
devil behind
i was ridin' home just last night
when i came uponan eerie sight
cat eye's glowin' in the dark
evil-lookin' and flashin' sparks
ohh that devil behind...
hidin' there in her devil suit
scary, horny head, but... real cute
that devil tail wiggle sure looked fun
but somethin' 'bout her giggle told my feet to run
ohh that devil behind...
Il pregiatissimo Cagnaccio, nel suo blog "Una nuova stanza per il cane e il maiale", interpreta la canzone dei Cramps nella visione politica che vuole la signora Condoleeza Rice nel ruolo di diavolo dietro a George II. Una buona dissertazione la sua, come del resto ogni suo post; ma credo che Cagnaccio abbia un po' trasceso e forzato il significato delle parole della premiata coppia Interior/Ivy. In luogo della diavolessa responsabile dei disastri in Iraq per conto delle multinazionali, io vedrei un altro messaggio nelle parole della canzone: il diavolo dietro al cespuglio, come si può leggere nel testo sopra postato, è in realtà la figa: io la vedo come praticante giornalista "di strada", mentre invece Cagnaccio la vede come aspirante giornalista con tanto di laurea in scienze delle comunicazioni. E' difficile credere che il duo inossidabile abbia scritto la canzone pensando a "Condi", come viene chiamata dai suoi correi. Già il nome "Condi" mi fa pensare a due tipi di cose, entrambe negative. Potrebbe essere l'abbreviazione di "condilomi", una brutta malattia venerea, oppure di "condoglianze": la faccia della Rice fa in effetti pensare a uno squallido anfratto di malattie, mentre le "condoglianze", da quando fa parte della squadra di George II, si sprecano. Tra gli iracheni, che vedono morire i loro parenti quotidianamente e tra le "forze alleate", mandate a proteggere, come è giusto che sia, gli interessi di "Condi" e dei suoi in Iraq. Ma attenzione, non è che io sono l'irriducibile comunista che dice queste cose perchè pagato dal governo sovietico: sono cose risapute e dette un po' da tutti, e infatti la guerra non la vuole nessuno a parte i patrioti americani e i loro governanti. Tornando a noi, in effetti pare chiaro che la figa sia il filo rosso della canzone. Croce e delizia di tutti noi fusti, e di parecchie donzelle, la figa è il più antico e potente degli strumenti di sottomissuione umana. Un vero diavolo, avendo visto ridursi a cacastraccio parecchi miei amici per il diavolo dietro al cespuglietto. Un diavolo molto piccolo, dolce e succoso, di varie tonalità di rosso e rosa, apparentemente delicato ma in realtà temibile come la bomba H. Un diavolo che spaventa, che emette fuoco, fiamme e lapilli, e che al contempo attrae e schiavizza. Forse il più bel regalo che Mamma Natura ha fatto all'umanità. Noi tutti siamo adoratori del diavolo, quindi, e il diavolo è femmina. Ma la mia femmina ideale non può assomigliare a Condoleeza Rice, assolutamente no. Perchè il diavolo dei Cramps è creatore di vita, anche, e se maneggiato con cura e attenzione è l'essere più dolce della terra. Condoleeza invece, si sta macchiando di atroci crimini contro la vita, assieme ad altri, mentre parla di "difesa della vita" proibendo o volendo restringere le leggi sull'aborto, forse per avere più carne da cannone a disposizione in una guerra futura. Anche George II l'ha detto: "La guerra al terrorismo non si sa quando finirà". Hanno bisogno di più morti da mettere sul piatto della pace?

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Potrebbe sembrare evidente ai più il perchè il curatore dello stimato blog "atwarwithelvis", odia gli emo, la loro musica e i loro atteggiamenti. Qui, in genere, quando si parla di musica, si mettono in risalto gli aspetti più selvaggi del rock'n'roll: registrazioni lo-fi, chitarre scordate, batterie fuori tempo e urla disperate sono i benvenuti. Tutto il contrario della musica emo (che qualche buontempone definisce "alternative/indie/rock"), che cura gli aspetti del prodotto con cura maniacale e mainstream, si mette in posa e fa grafiche stupide dei propri compact disc. Ma che c'entra, a me fa cagare, per dire, anche il metal (quasi in toto, con le dovute eccezioni nei suoi aspetti più genuini), però non è che mi metto a contestarli: da molto tempo ho scoperto che la musica che emoziona me, non deve per forza emozionare anche gli altri; se io piagnucolo di gioia come un bambino durante l'ascolto di "The 200 pound bee" dei Ventures, o anche per il rifacimento a opera dei Phantom Surfers, non vuol dire che possa fare impazzire d'esaltazione anche voi o gli altri. Ma io ho motivi ben più gravi per odiare gli emo e la loro musica di merda, perchè c'ho battuto una musata quattro anni orsono. Una musata brutta, tra l'altro, perchè aggravata dalla presa per il culo a opera di una decina di persone, che adesso detesto non cordialmente, ma di tutto cuore. Una manica di stronzi, per dirla tutta. Ma procediamo con ordine: nel 2001 ero un barista notturno con un grandissimo talento per il disegno e la graFICA. Una piccola label della città in cui vivevo mi aveva già commissionato un paio di copertine di cd in un annetto, ma, essendo molto amici con il proprietario della label, mi facevo pagare in dischi e birrette. Decisi quindi di allargare il mio campo d'azione, e andai nella sede di un'altra etichetta, sempre in ambito punk rock, per sottoporgli i miei lavori, e per farmi pagare pronta cassa in denaro, stavolta. Con la cartellina dei disegni sotto al braccio, quella piovosa mattinata di maggio, il boss della small label si esaltò con i miei scarabocchi: aveva, tra le altre cose, dei progetti da chiudere al più presto e quindi mi diede i lavori. La prima cosa fu una pubblicità per la sua etichetta, e necessitava di un disegno con la grafica. Mi diede un paio di settimane di tempo per portargli le prime bozze e io, da bravo professionista-wannabe, in una paio di giorni gli portai il lavoro finito nello splendore del technicolor. Il boss, contento, mi pagò la cifra pattuita di 150 mila lire, più una maglietta degli US Bombs (che regalai a mio fratello), una maglietta degli Zeke (che mio fratello s'è inculato) e il cd "War Birth", sempre degli US Bombs (che però mi è rimasto, unico emolumento non monetario di quella sessione artistica che non è finito nelle sue grinfie). Mi parlò allora dell'altro progetto. Un cd split tra due gruppi, dei quali non farò i nomi. Per comodità li chiameremo uno "trasferta" (perchè provenivano da un'altra città) e l'altro "locale" (in questo caso, provenivano dalla nostra stessa città), uniche virtù delle band in questione, credetemi, davvero uniche virtù. Il boss mi diede il primo cd del gruppo trasferta, e mi disse un paio di coordinate riguardo alla grafica come la voleva lui. Essendo io un dropped-outta-style-Accademia-Disney, voleva dei personaggi su quel genere per la cover e per il booklet. E ciò poteva tornare utile anche per il cd in questione per una serie di motivi. Pieno d'entusiasmo e sole in faccia (nel frattempo il tempo s'era rimesso), col vespone tornai nel mio loculo a disegnare contento, invece d'andare a fighe come scoprì soltanto dopo che era meglio per me se avessi fatto. Il boss mi richiamò qualche giorno dopo, dicendomi che entrambe le band avrebbero suonato di lì a poco, avrebbero aperto lo show per un gruppo strafamoso del genere hard core melodico, non ricordo bene se Propagandhi (pessimi) o Lagwagon (superpessimi), in città. Mi organizzò quindi un meeting con le due formazioni, chiedendomi di affrettarmi con le bozze e le idee, perchè appunto avevamo giusto qualche giorno. Presa la giornata di permesso al disco pub dove lavoravo, adducendo motivi davvero improbabili, col vespone mi recai quel sabato sera (o forse era un venerdì) all'appuntamento/concerto, con una bella cartellina con i 35x50 e le stampe dell'idea della grafica a colori, convintissimo d'aver fatto un ottimo lavoro. Nel posto dove si svolgeva la riunione incontrai subito il boss, che mi appoggiò una birra in mano e mi disse d'aspettare i ragazzi delle band, che stavano arrivando. Presi posto su un tavolino supersudicio, sporco di caccole, cenere di sigarette, vino, birra e sugo, pulendo il mio angolino alla meno buco di culo con della carta igienica gentilmente fornitami dalla tipa al bar/cucina, e dopo qualche minuto ecco arrivare un componente della band locale e uno della band trasferta. Ora vanno definiti, per capire meglio gli "attori": io sono ben disposto verso tutti e "You can't judge a book by looking at the cover", come mi insegnò tempo prima Bo Diddley. Ma questi due sembravano un cane e il suo padrone mentre fanno la passeggiata-cacata-pisciata notturna sotto casa altrui. Fatte le presentazioni, mentre, il trasferta andava a prendere una birra, il locale diede un'occhiata ai masterpiece nella cartellina. Gli garbavano, al ragazzo. "Belli, ma come li hai fatti?", "Figata, davvero" e "Sono perfetti per il cd" si susseguivano a ripetizione. Io ero stracontento e anche il boss lo era. "Bene - pensai - stavolta gli faccio cacare mezzo milione al vecchio, caro boss", gioivo dentro. Ma non avevo fatto i conti con il signor trasferta, che d'ora in poi chiameremo "Eton", per la sua educazione, che tornava dopo aver saltato la fila al bar con la sua maledetta birra in mano e la spocchia fottuta incastonata nel volto. Eton guardò i disegni e le grafiche con la faccia di uno che ha appena visto la sua macchina schiacciata dall'asfaltatrice. Non mi sembrò per un cazzo contento, in altre parole. Prese il disegno della copertina, lo guardò tre secondi cronometrati e l'appoggiò sul tavolo, ovviamente dalla parte smerdata che non avevo pulito, macchiandolo, da sotto, di ogni genere di porcheria che uno può lasciare mentre mangia. Passò quindi al booklet, e non andò per nulla meglio. Le prime parole che pronunciò furono: "Usi la grafica bitmap o vettoriale?". Io risposi che usavo Illustrator e Photoshop, e che quindi sapevo destreggiarmi con entrambi i programmi, togliendo il disegno dal mucchietto di avanzi. "Io uso Corel Draw - partì a raccontare il simpatico Eton con il suo accento grottesco - per le grafiche moderne è la cosa migliore. Ti dico, a me questa grafica fa schifo - testuale - è una robaccia fatta a Photoshop che non ho mai sopportato. E poi i fonts dei nomi delle band, ma che roba sono?". Per i fonts dei nomi avevo fatto una stampata di varie prove, senza esagerare con goticismi o altro, ma utilizzando stili più o meno simili a quelli di gruppi come No Use For A Name o NOFX. "No, è tutto da rifare. Poi anche i fonts del booklet interno non vanno bene - riprese Eton - noi facciamo emo, qui ci servono caratteri più semplici, tipo 'Arial'". Un po' sotto shock, gli chiesi allora che cosa ne pensasse dei disegni della copertina. "Non vanno bene - rispose - sono fatti male, copiati", e ciò facendo tirò fuori una penna Bic da non so dove, forse dal culo e, giuro, incominciò a scrivere sopra il disegno originale, sopra i personaggi e lo sfondo che tanto mi erano costati fatica a disegnare con Caran d'Ache e pennarelli neri mentre fuori esplodeva la primavera fuori dai reggiseni delle ragazze e io dietro a 'sto disegno del cazzo. Stizzito gli strappai il disegno di mano, dicengli "Ma che cazzo fai?". Oramai era battaglia aperta. Il delegato della band locale era lì a rimangiarsi le cose che aveva detto tre minuti prima: "Sì, non vanno bene", "No, i disegni hanno qualcosa che non mi convince" e "Bhò, non è che sono contento dei colori così", e scodinzolava appresso a Eton, al quale non gli pareva vero di aver assunto la posizione dominante nel quartetto che discuteva. Allora, visto che mi piace parlar chiaro, chiesi che cos'avevano intenzione di fare. "Facciamo così - attaccò Eton - io mi occupo del booklet, tu dei disegni in copertina, ma questo non va bene, devi rifarlo. Facciamo emo - ribadì - e i fumetti non c'entrano, ci vuole qualcosa tipo un'immagine senza sfondo, io avevo pensato a qualcosa di semplice". "Come rimaniamo d'accordo?", chiesi allora sfiduciato, soprattutto per i soldi che stavano prendendo la via del non ritorno. "Ti chiamano i ragazzi del gruppo locale tra qualche giorno - rispose Eton, oramai presidente e capoccia assoluto del progetto - per dirti che cosa fare". Non potevo crederci. Io lì a prendere ordini da questo personaggio ipotetico, un don Vito Corleone senza però il volto di uno che resiste un mese senza andare a pisciare del grande Marlon Brando. Guardai la simpatica banda, e, rimessi i miei disegni ormai utili per foderare il cesso nella cartellina, salutai il boss e i due "musicisti" per fare rotta verso casa. "Una Waterloo totale, - pensavo - ma che minchia devo disegnargli mo' a questi? Un'immagine semplice? Ma 'sti cazzi", mentre il motore Piaggio mi portava in direzione sobborghi. L'appuntamento era per il mercoledì dopo, quindi sospesi la mia attività di disegnatore in attesa di notizie da un altro ancora della formazione locale, non il tipo che avevo conosciuto quella disgraziata sera. Arrivò il mercoledì e né il mio cellulare né il telefono di casa squillarono. Passò quindi giovedì, e venerdì senza notizie. Sabato i miei brutti pensieri assunsero una forma reale, e cioè mi resi conto che mi stavano mandando in culo. Lunedì, quindi, telefonai al boss per notizie, che mi diede il numero del tizio che doveva chiamarmi, un numero di casa. Telefonai martedì, senza trovarlo. Quindi il giorno dopo, e ancora necca, ma l'amico Fritz lasciò detto a sua sorella di dirmi che stavano decidendo il disegno da farmi fare e che si sarebbe fatto sentire lui. Da allora, passarono dieci giorni di silenzio completo, e il vero caldo prese il posto della frescura primaverile. Ora, dovete sapere che a me l'afa mette di buonumore, mi piace stare come le lucertole a godermi il bollore estivo. Durante una mia crogiolata pomeridiana sul balcone di casa, con i Sick Rose d'annata come colonna sonora, il telefono cellulare squillò. Era il tipo della band locale che mi chiamava. Tutto timidino mi disse quello che già sapevo, ovvero che avevano deciso tutto, e soprattutto che avevano deciso l'artwork dello split senza di me. Il buonumore m'impedì di fargli una doverosa parte di merda come meritava, anche forse per il fatto di non averlo mai visto di persona, e quindi lo ascoltai freddo come il papa la settimana scorsa. Lui disse che il suo gruppo mi avrebbe tenuto in considerazione (cosa che per fortuna di entrambe le parti in causa non avvenne mai) per un artwork futuro. Ciao ciao e a mai più rivederci, chiusa la telefonata. Un annetto dopo, nel negozio del famoso discografico amico mio che mi pagava in birra e cd, conobbi finalmente questo tipo che m'aveva telefonato. Squadrandolo, il mio giudizio fu uno: EmoKid. Mi rinnovò le sue scuse, dicendo insomma che non era colpa del suo gruppo ma del caro Eton, che aveva già deciso di fare l'artwork del disco ben prima di vedere il mio progetto, e che non disse nulla al boss, prendendomi per il culo. Mi fece vedere lo split, e gli dissi che cosa ne pensavo, e cioè che era una vera merda, che alcune delle mie idee il vecchio Eton le aveva riprese e copiate, pur avendomele cassate sul grugno. Che questo comportamento tenuto da loro era una schifezza e che mi avevano fatto lavorare per nulla, oltre ad avermi rovinato i disegni e fatto perdere un monte di tempo. Fritz, povero, che c'entrava quasi un cazzo, mi diede ragione su tutta la linea. Quando se ne uscì dal negozio, con il mio amico commentammo che fare la grafica per un cd simile era una macchia sul curriculum, e che alla fine m'era andata bene. Adesso, che ho fatto gli artwork per uno dei più importanti chitarristi rockabilly mondiali e per un grande gruppo garage italiano, di questi due gruppini m'importa una sega, ma mi hanno lasciato un inossidabile astio per l'emo e i loro atteggiamenti orribili. Ah, il cd d'esordio che il boss mi diede quando mi commissionò il lavoro fu bruciato in Olocausto assieme a una vecchia pila di "Cronaca Vera". Ma il trash-magazine una sua dignità, mentre l'alternative-trendy no. Ma forse non c'era bisogno di aggiungerlo...
Vedo regolarmente le pubblicità, i trailer dei film alla televisione, soprattutto da quando al giornale mi hanno chiesto di curare una rubrica sulle novità al cinema. Ciò significa grande schermo a scrocco, ogni domenica pomeriggio o quando pare e piace a me. In redazione mi hanno però chiesto, giustamente, di avere un occhio di riguardo ai papabili blockbusters, i film che potrebbero avere maggior successo o quelli di maggior interesse per il pubblico della mia città d'adozione. E per la settimana prossima mi hanno prenotato un posto in prima fila per il primo giorno di proiezione del "film" (virgolette d'obbligo) "Troppo belli", regia del "regista" Ugo Fabrizi Giordano su sceneggiatura, tra gli altri, di Maurizio Costanzo, la cui espressione sorniona potete gustare a fianco. Gli "attori" protagonisti sono Daniele Interrante e Costantino, pupilli dello "sceneggiatore" e della baronessa Ashura Maria De Filippi, i due più accreditati fabbricanti di stelle di latta televisivi degli ultimi anni. La coppia, che ha occupato militarmente la televisone del Cavaliere onorevole Silvio Berlusconi, ovviamnet con il suo placet, è quotidianamente sul tubo catodico. Conducono programmi ignobili, da Sud America a regime militare (thò! Una situazione all'italiana! - ndBMF), che però registrano un'audience e un gradimento a dir poco immensi. Tra il loro pubblico da casa ci sono laureati, laureandi e non soltanto sottoscolarizzati. Negli anni, hanno prodotto una schiera di personaggi: e hanno trovato casa ai disoccupati del Grande Fratello, oltre a degli individui squallidi che davvero non sanno che minchia fare dalla mattina alla sera. La loro trasmissione più famosa, "Buona Domenica", sembra il compleanno di un cerebropatico, con gente che bercia senza pietà canzonette stronze, litigano tra di loro sul più bel gallo del pollaio e filosofeggiano maldestri su tutte le brutture del mondo, del quale loro sono un antidoto soporifero. Oltre ad essere un'agenzia di collocamento di lusso (vedrai, Platinette e quell'altro barone Ashura di Rocco altrimenti farebbero le shampiste, coronando un sogno incoffessabile), come dicevo prima, sono fabbricanti di stelle di latta.
Dalle loro menti diaboliche sono usciti Kledi, un ballerino d'origine albanese, il "maestro" Luca Laurenti, prima degno doppiatore del mio eroe Donald Duck, Platinette appunto, il vero Moloch televisivo degli ultimi anni e tanti altri; i più famosi tra i miei coetanei, e tra i più giovincelli, sono però gli abominii che rispondono al nome di Costantino, Daniele, Francesco e Alessandra, sedicente "sedotta & abbandonata" da Costantino. Sono state cretate artatamente delle personalità e delle storie, a queste persone, che comunque ammiro per la fama accumulata pur non sapendo fare un cazzo come me e come la maggior parte di voi. Loro fortunati protagonisti di una fiction, anzi, di un fotoromanzo "reale", peraltro ben retribuito, noi, anzi, il pubblico di "Amici" e "Uomini & Donne" anestetizzato e privato di volontà davanti alle loro avventure da fumettone per servette. Riflettendo sull'impatto mediatico degli eroi di cartone in questione, mi è venuto da pensare che non è tanto la loro personalità, peraltro spessa come i fogli da lucido sul quale io disegno le copertine di Marco Di Maggio, o la loro immagine che conquista lo spettatore, quanto la loro presenza totale sullo televisione ad abbacinare i telespetteccetera. Ogni giorno te li ritrovi sullo schermo, che uno stia vedendo una partita, Blob, oppure scanalando dall'144 con le porcone norvedesi (copyright 2004 - Beppe lo squalo) o il funerale di Giovanni Paolo II. "Le Iene" e altri programmi hanno tentato d'intervistare questi campioni, i quali, ben ammaestrati dai loro mèntori, si guardano bene dal parlare di politica, sesso, welfare. In una parola, la loro inconsistenza dovrebbe irritare, indispettire e quindi far sfuggire lo spettatore da questa presenza infausta. Invece raccolgono fama, e raccolgono consensi, fine ultimo delle trasmissioni come "Amici" e "Buona Domenica". La domanda è "PERCHE'?". Siamo forse gli unici, in Italia, ad avere queste storture? Chi lo sa, mi risponda. Non posso credere che le giovani generazioni possano appassionarsi a storie d'amore palesemente finte e a stronzi balletti e a canzoncine idiote. Ma comunque, si vede che a questa banda bassotti delle periferie il piccolo schermo stava stretto. Eccoli quindi a lanciarsi in altre operazioni. Costantino ha "scritto" un libro, che ha venduto 250 mila copie. Lucarelli, il più bravo degli scrittori giovani italiani, dei suoi ne vende appena 50 mila. E questo la dice lunga, su tante cose, in un paese che legge sempre meno. I giornalini per le adolescenti li schiaffano in copertina una settimana sì e l'altra pure. Le discoteche pagano una cifra non inferiore ai tre zeri per ospitarli, dove vengono cullati e riveriti da schiere di ragazzine urlanti, che neppure a Elvis, a Rocco Siffredi e ai Beatles avrebbero reso tanto onore. E, ciliegina sulla torta, adesso il cinema, con un film che farà la fine di "Alex l'ariete", uno dei flop che contribuì a creare le basi per il tracollo dell'impero Cecchi Gori. Ma la mia è una semplice previsione, che andrà storta come la previsione su "Dedicato a te" delle Vibrazioni, e un giorno vi racconterò questa simpatica storia che vide protagonista me, i Transex (non sono budelli, sono punks "de Roma") e Francesco, cantante della formazione milanese. Mi secca essere diventato vecchio e dire "ai miei tempi". Però quando io ero piccolo uscivano film come "1997 - Fuga da New York", "Interceptor" e "1990 - I guerrieri del Bronx", che pur essendo una cagata è una cagata supercult. Adesso invece escono film con i protagonisti delle più brutte trasmissioni televisive, che paragonano il loro lavoro a vecchi capolavori dell'ex glorioso cinema nazionale come "Poveri ma belli".
PS: Per stasera consiglio a tutti di affittare il bel film "La casa dei 1000 corpi" di Rob Zombie. Almeno lì sono brutti, sporchi e cattivi, ma, stranamente, i loro personaggi hanno più spessore di un Daniele Interrante qualunque.
Il mio candidato Papa ideale sarebbe il Cardinale Sucato.
Uno con un nome così, non può che raccogliere al meglio l'eredità di Giovanni Paolo II.
Penultimo disco in studio per una delle migliori surf band in circolazione, sicuramente la più famosa della nuova ondata, "Supersonic guitars in 3D" mostra Eddie Angel, Danny Amis, Jimmy Lester e Pete Curry nel pieno della maturità. A partire dal titolo dell'album, il quartetto cerca di dare una forma tridimensionale ai suoni, che da sempre li hanno contraddistinti come una delle migliori band in assoluto, del surf e dell'hot rod moderno, facendoli arrivare a vendere la loro canzone "Kawanga" alla celebre serie televisiva "Buffy the vampire slayer". A partire dall'apripista "Squid", dove il fuzz reverberato rischia di far ammattire l'ascoltatore mentre la ritmica sostiene un impianto ballabile, vengono messe in chiaro le intenzioni delle camicie di forza; musica da divertimento con una dose di sperimentazione e follia, pur rimanendo ancorati in modo pressoché totale al vecchio suono della instro music vintage, come in "Can you dig it?", "Midnight in Salerno", che scimmiotta le vecchie colonne sonore dei sixties e "Giggle water", che i flauti rendono perfetta, mischiandosi al classico clangore della sezione ritmica e allo sferragliare delle chitarre. Dunque le ascendenze alla Dick Dale e Lively Ones si sentono, ma trattandosi della band di Eddie Angel è chiaro che la musica prende altre direzioni: ed ecco il surf-spy di "San Diego shutdown", con la batteria underwater (Jimmy Lester è sempre più bravo) e i fiati impazziti, "Beach bag", che ai canoni del surf classici aggiunge qualcosa di fresco, e la misteriosa "Jungleaya". I due pezzi migliori di "Supersonic guitars in 3D" sono la tetra "Tarantula", che vede, come ospite speciale, nientemeno che Jon Spencer, alla voce e al theremin, quasi una riedizione di "Rockula", e la minacciosa, lenta, esplodente "Time bomb". Un disco da avere insomma, magari non adattissimo a un party, ma ottimo sulle spiagge notturne, quando in giro non c'è nessuno tranne voi e la Mary Jane Ficarotta di turno, e come obiettivo avete quello di fare finire la sua mano dentro ai vostri boXXXer. Auguri!

Probabilmente nulla. In questi giorni la morte di un povero ottantenne sulla quale i medici si sono accaniti in maniera particolare per tenerlo in vita (con il risultato di vedere Giovanni Paolo II soffrire orribilmente, come testimoniano le foto presenti su tutti i mezzi d'(is)informazione) fa ombra al fatto che io sono diventato più leggero di una manciata di euri per comprare un disco di musica che potrebbe anche essere definita satanica o comunque nociva per quella categoria di bovini nota alle cronache con il nome di "giovani". "Devil's rumble - The Davie Allan & the Arrows anthology 1964 - 1968", raccoglie quaranta canzoni del primo periodo del quintetto americano: dagli esordi surf, con le cover dei superclassici "Apache '65", "Scratchy" e la "Twine time" di Andre Williams, per terminare alle colonne sonore di b-movie da quattro soldi, uno dei quali interpretato da Peter Fonda e Nancy Sinatra, "The wild angels". Angeli e demoni si incontrano nella "six-or-twelve string alley" del buon vecchio Davie e delle Frecce: suoni suave in alcuni pezzi che si trasformano in vere e proprie evocazioni demoniache a base del fuzz più spappolaorecchie. Quaranta pezzi dicevo: quasi tutti i singoli e una generosa dose di cuts dagli album del periodo. Davie Allan non è mai stato un grandissimo chitarrista surf. Per dire, Link Wray e Dick Dale, ma anche Ed Chiaverini, che è solo un chitarrista ritmico, gli potevano fare il culo più o meno in qualunque momento: e Davie Allan ha capito che la sua forza doveva per forza riesiedere in altro. Il giorno che ha scoperto la fuzz-box, Allan deve essersi sentito come Aladino davanti al genio della lampada. I suoni firggenti di quel distorsore gli hanno permesso di scrivere il suo nome nella categoria dei grandi. Certo, l'intro fuzz di "Satisfaction" rimane il pezzo più famoso mai suonato con quel tipo di distorsore, ma i Rolling Stones sono nella storia della musica per altri motivi, spesso anche extramusicali. Davie e le Frecce, invece, pur entrando nella stessa storia dalla porta di servizio, rimangono gli eroi incontrastati di un genere, inventando uno stile. Ora i nostri non esistono più. Hanno regalato alla musica un numero cospicuo di colonne sonore di biker movies, una manciata di cover e originali a tutto surf di discreta fattura, e soprattutto l'invenzione, o quanto meno la canonizzazione del fuzz nella musica surf e anche, dato anche il tema, dell'hot rod. Chiaramente consiglio a tutti i pezzi "Blue's Theme" (ancora oggi il loro pezzo più famoso), "King fuzz" (c'è poco da spiegare, qui), "Another cycle in Detroit" (Yummy!) e "The checkered flag". Una ondata di fuzz, sorretto da una buona band molto primitiva, investirà tranquilla le vostre orecchie, rendendovi sordi e pazzi. Tanto per dare un consiglio, anche se che sbagliate benissimo anche da soli, se siete maschi evitate questo disco quando vi portate la donna a casa; se siete donne, spero non siate femministe, perchè le femmine descritte nella loro musica variano dalla virago infernale alla bambola ochetta. A meno che, ovviamente, non apparteniate a una delle due categorie e potreste anche andare fiere di questa cosa. Dunque, mentre attendo che l'avventura su questa terra del vicario di Cristo abbia un termine, ma non perchè io sia contento di ciò, anzi, Wojtyla ha accompagnato quasi quotidianamente la mia esistenza, ascolto la musica di Davie Allan & the Arrows, perdendomi nei vicoli a sei corde e nel rumore del fuzz. Il fatto che questo disco sia demoniaco me lo conferma una immagine del papa dalla finestra di San Pietro, mentre apre la bocca in una smorfia di dolore, degli scorsi giorni, vista in tv mentre ero con gli auricolari a palla ad ascoltare "Theme from Thunder Alley". Che abbia capito proprio in quel momento che era la fine, oppure si è stabilito un contatto telepatico tra me e lui? Io che gioivo del fuzz assordante e lui invece, ne era disgustato?
PS: Non sono credente ma ho avuto una forte educazione cattolica. Il post è una recensione al disco degli Arrows, scritta in un momento di ansia nel mondo per la lentissima agonia del papa. Non intendevo essere offensivo nei confronti di un uomo che, tutto sommato, ha retto il suo ruolo di Vicario di Cristo in Terra con una forte coerenza, a differenza di molti altri papi prima di lui. Con questo, auguro a Karol Wojtyla un sereno viaggio nell'aldilà, qualunque aldilà sia, soprattutto per la parte umana della sua figura.
PPS: Davie Allan al momento suona con i Phantom Surfers, o perlomeno ci suonava, visto il protratto silenzio della band californiana e del loro tanto illustre ospite. Hanno dato alle stampe un album seminale, bellissimo, intitolato "Skater Hater", un'immaginaria soundtrack a base di surf. Almeno tre le canzoni di questo disco (uscito per la Lookout! Records nel 2000) che vale la pena di essere ascoltate: "Sheena was a punk rocker", cover del famoso pezzo dei Ramones, strickly-instrumental. "Devil dust", un fracassa cervelli dove spadroneggia la fuzz-box e una ritmica stompin' fenomenale, chiaro omaggio, sia nel titolo che nella musica, dei pezzi anni Sessanta dello stesso Allan. Per finire, "You meet the nicest people on an Harley bike", quasi una pubblicità delle Harley Davidson. La canzone sembra un plagio dei Beach Boys, ma si fanno dei sing-along bellissimi.