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Elvis Schaukasten

Io sono il Diavolo... e sono qui per fare il lavoro del Diavolo.

La bocca della verità

Blogger: BadMotherFucker
figlio delle stelle perche' ti offendi tanto? °_________o? perche' ti ho semplicemente kiamato suor maria clarinetta o perche' ti ho detto che ke le bestemmie i bambini buoni non le dicono,sei d'accordo con me giusto? beh sicuramente si visto ti sei offeso perche' ti ho kiamato bestemmiatore,cosa vera,ma visto tu non le dici le bestemmie allora e' tutto ok,potrei anche andare tranquillamente nel tuo blog a dare un okkiata nel mio tempo libero giusto per vedere di cosa parla di bello,sicura di non leggere neanche una bestemmia nel tuo blog,altrimenti ti offenderesti se bestemmieresti perche' poi qualcuna ti farebbe notare ke bestemmi giusto? ^_^

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martedì, febbraio 21, 2006
GBH in Italia, parte I. 18/02/2006 @ Rock Planet

Un sabato mattina caldo ma da incubo per il poco sonno e per le notizie poco rassicuranti provenienti via radio dal mondo arabo per la reazione degli islamici alla maglietta di quel povero minus habens di Calderoni e della sua maglietta stronza, conduce me e Ghigo da Siena a Roma, aeroporto di Fiumicino, dove ci attendevano i GBH in arrivo da Cagliari dove avevano tenuto il primo dei tre concerti del loro minitour italiano. A Cagliari, ci dicono Cristiano e Pedro che li avevano accompagnati, i GBH hanno fatto il diavolo a quattro. Crestati ovunque, pogo selvaggio, gente in delirio pieno, i quattro di Birmingham contentissimi della risposta del pubblico: quattrocentocinquanta fulminati che si distruggevano al ritmo dei classici della leggenda inglese. In un aeroporto pieno di sbirri e gente varia – tra i quali segnaliamo anche l’ex ministro Rosi Bindi e una squadra di pallacanestro femminile proveniente dalla Sardegna composta al 101% da ragazze altissime alla faccia della voce che vuole i sardi nani – io e Ghigo salutiamo Cristiano e Pedro che tornano a Siena (al Sonar quella sera dovevano star dietro agli Statuto) e carichiamo i GBH più il roadie al seguito Daniel sul tour van Renault di color indaco. Partenza da Roma alle 9,15 per raggiungere Pinarella di Cervia, seconda tappa del tour al Rock Planet. Il surrounding sleepwalk che fino allora mi stordiva viene fatto svanire dall’eccitazione di avere gli eroi dei miei diciott’anni seduti dietro di me. Diciamo che i GBH hanno dato una grossa mano alla mia personalità, fornendomi incubi e deliri grazie ad album come “City babies attacked by rats”, “The Clay years”, “Leather, bristles, studs and achne”. Sul momento stiamo un po’ tutti zitti, ma alla prima sosta all’Autogrill – dove dobbiamo rassicurarli sul fatto che non ci sono “auto grigliate” sul menù nonostante il nome – si riesce finalmente a socializzare: dopo averli fatti mangiare e bere caffè improponibili, il batterista Scott mi chiede dove si possono trovare le riviste. Lo accompagno al settore magazines e inizia a guardare, interessatissimo, la pornografia. Avete presente quei “fat pack” degli Autogrill, con sei pornomagazines per otto euro, destinati ai camionisti? Bhè, Scott se li compra, guidato da me mentre gli spiego i titolini scritti sopra le copertine dei giornaletti: si esalta quando gliene traduco uno, “The career of a nasty pig woman”, e compra il fat pack. Pisciata allegra per tutti e sguardi straniti della gente,non abituata a troppe leather jackets e capelli colorati. Daniel the roadie ci da anche il lettore mp3 da attaccare alla radio (che trasmetteva stronzate come Britney Spears, Eros, il Liga), con brani di Exploited, GBH, Rancid, Terror, Elvis Presley, Rolling Stones, The Clash, Ramones, Sex Pistols, NOFX, Circle Jerks, Rage Against The Machine, Metallica, Agnostic Front, Maball, Motorhead, Goldblade, Operation Ivy, Ac/Dc e altri per un totale di 2513 pezzi) e ripartiamo alla volta di Pinarella di Cervia. Non prendiamo l’autostrada ma la famigerata SS. I ragazzi si esaltano quando vedono il cartello della città – quasi al confine tra Lazio e Umbria – di Bastardo, dove decidiamo di fare delle foto il giorno dopo, e si divertono anche quando passiamo accanto al paese di Casa Del Diavolo: ci domandano se noi italiani facciamo sul serio o scherziamo quando scegliamo i nomi dei paesetti. La superstrada è una merdaccia dissestata. Al confine tra Umbria e Romagna, nel pieno delle montagne del pocodio le strade sono disseminate di crateri, al che Ghigo il driver se ne esce con pittoresche affermazioni come: “accidenti al Messia”, “porco di dio cane”, “Ma ‘sto governo sa solo far scoppiare incidenti diplomatici perché sono rincoglioniti o che?”. Colin ci chiede perché siamo così nervosi.  Gli spieghiamo delle strade e lui ci dice: “Berlusconi è un cattivo presidente”, e la sua pronuncia è simile a “Pirlusconi”. L’amato tessera P2 1816 rimarrà Pirlusconi fino alla fine del tour, quando sarà paragonato alla cara vecchia Maggie Tatcher. A Pinarella arriviamo all’incirca alle 14. Pinarella è una bellissima località attaccata a Cervia. Arrivati lì, notiamo con somma tristezza – mia e di Ghigo, gl’italici del gruppo – che sul “main sign” di Cervia c’è un banner, posto con ogni probabilità dal comune che recita: “Cervia: la città di Campioni il Sogno”. Dio bestia che cazzo di tristezza… ma tant’è. L’hotel è un tre stelle discreto. Ghigo, Scott e Colin rimangono a dormicchiare, mentre io, Daniel, Ross e Jock andiamo a mangiare. Pinarella è una bella località marina che d’estate arriva a contenere oltre settantamila persone, mentre a febbraio non ce n’è più di tremila. Molto triste ma anche molto tranquilla. Insomma, becchiamo un baretto elegantissimo dove siamo trattati con i guanti nonostante le nostre facce da patibolo e l’abbigliamento da delinquenti, le creste, i quiff, i colori sulla testa, le toppe trucide e le scarpe da picchiatore. Ross e Daniel ordinano pollo e french fries, io e Jock dell’ottimo cus-cus vegetariano (Jock lo è, io no). A tavola faccio l’italiano: ai miei ospiti spiego le virtù degli abbondanti condimenti portati dal barista-cuoco che ci ha trattato come se fossimo degli importanti diplomatici e non quattro punk vecchissimi: aceto balsamico (di discreta qualità), olio extravergine d’oliva al tartufo, al peperoncino e ai porcini, olio casalingo pugliese. Rabbrividisco quando Ross sparge a piene mani il parmesan sulle patatine fritte, ma tant’è. Il nostro barista-cuoco ci offre anche dei dolcetti home made che apprezziamo abbestia. Paghiamo e andiamo a ruttare in riva al mare, dove parliamo male dei francesi (Ross mi spiega che loro in Inghilterra li chiamano “frogs”, un po’ come da noi dove sono chiamati “mangia rane”), Jock raccoglie una pigna enorme e un guscio di ostrica e torniamo verso l’hotel. Il tempo di una scorreggia ed è già l’ora di andare a fare il  sound check al locale, che dista poche centinaia di metri dall’albergo. Il Rock Planet è un posto famoso, dove da anni si organizzano concerti di peso nell’ambito del punk rock. La capienza della sala è di circa cinquecento persone, l’impianto audio è buono, l’impianto luci un po’ meno ma tanto èun concerto punk e va bene uguale. Aspettiamo i Reazione, band spalla che fornisce la backline, che arrivano e rimango sorpreso dalla velocità del check dei GBH, che in un quarto d’ora sbrigano il loro lavoro. Alla fine del check io e Ghigo sfidiamo Colin e Daniel a calciobalilla, una classica Italia-Inghilterra, dove gli albionici ci stracciano con punteggi tennistici. Terminata l’umiliazione, accompagno Colin fuori dal Rock Planet dove una decina di punk si eccitano tantissimo a farsi fotografare e un ragazzetto con una cresta immane lo intervista per una fanzine. La disponibilità di Colin nei confronti dei ragazzi è enorme. Glielo faccio notare e lui mi dice che è una cosa normale per lui relazionarsi con i ragazzi, non vuole fare figure da “pain in the ass” come molti, troppi, nell’ambiente del punk. Del resto, lui per questi adolescenti è una sorta di padre, capisco come possa mantenere l’entusiasmo. I GBH sono una grandissima band anche dal lato umano. Che figata. Mangiamo con i Reazione nel locale e poi torniamo all’albergo per una dormitina pre-gig. Alle 22,30 torniamo al Rock Planet per il concerto. I Reazione, storica band dell’Oi! italiano, oltre ad essere persone fantastiche sono anche degli ottimi musicisti. Molto buono il loro show, il loro streetpunk classico ci coinvolge tutti e fa breccia anche nel cuore dei GBH. Il Rock Planet inizia riempirsi di gente, età media 20 anni. Ragazze vestite alla Sue Catwoman, scosciate come delle puttane e ragazzetti che sembrano usciti dalla gang dei Pazzi di “1997 – Fuga da New York”. Tutti sbronzi presissimi, il che mi fa immaginare il pogo demoniaco e mi fa immaginare anche incidenti. L’aria oltretutto è elettrica, i punx si sa che sono violentissimi e strafottenti e intervengo personalmente per separare due ragazzetti cicciotelli che volevano menarsi per i soliti futili motivi. Al banchetto della Mephisto Records, storico negozio di dischi di Faenza, mi viene regalata la spilla di Ranxerox, dopo che avevo chiesto inutilmente il disco degli Eu’s Arse “Oggi come allora”. Dopo un’ora di set, i Reazione terminano, è l’ora dei GBH. Mi piazzo sul retro del palco e vedo materializzarsi la follia: il pogo immane, il disastro, la furia dei punk è incredibile. La gente si massacra su “Sick boy”, “Big women”, “Alcohol”, “Knife edge”: prendono Colin e lo scaraventano a terra (incredibile come lui si rialzi dopo uno schianto del genere che ha fatto tremare il palco), spostano i monitor, fanno stage diving da panico. Purtroppo, durante “I’m the haunted”, dedicata da Colin al suo eroe Valentino Rossi, uno dei punk più sbronzi distrugge l’ampli della chitarra cascandoci sopra, facendo fermare il concerto per una decina di minuti. La security lo porta dritto in direzione per prendergli il nome dai documenti. Dovrà pagare l’ampli ai Reazione, distrutto dallo schianto. Ora apro una parentesi: ma se vai al concerto della tua band preferita, perché ti devi disintegrare d’alcol PRIMA dello show? Se sei disintegrato non puoi vedere i GBH, ne pogare, ne avrai ricordi della serata. Fai prima a stare a casa. Il concerto finisce dopo un’ora e un quarto di delirio, con Ghigo incazzato per la storia dell’amplificatore. Lo show è stato CHE-TE-LO-DICO-A-FARE. Io, Jock e Ross andiamo in albergo dormire – io sono distrutto dal sonno, l’adrenalina del concerto è sparita – mentre Ghigo, Colin, Daniel e Scott rimangono a fraternizzare con i Reazione e i ragazzi presenti. Metto la televisione sul canale locale delle supertroie e mi addormento di sasso, verso le 2 di notte. Il giorno dopo dobbiamo svegliarci relativamente presto per andare a Roma,dove ci aspettano quelli dello Strike Spa.

(Nella foto: Scott, Ghigo e Colin in un Autogrill del centro Italia)

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 19:01 | link | commenti (23) |

mercoledì, febbraio 15, 2006
Bob Log III - "Log bomb"

Se vi cibate di quella musica che viene chiamata blues, non potete farvi mancare un disco – uno qualunque dei tre – del grande bluesman americano Bob Log III. Bob Log è il vero “one man band”, un uomo che suona chitarra, batteria e che canta, sarebbe meglio dire biascica, delle sollazzevoli storielle monotematiche ma che non potranno che far la gioia di tutti i maniaci di musica bizzarra. Parlando dell’ultimo cd “Log Bomb”, uscito due annetti e mezzo fa per la Fat Possum /Epitaph, non si può che notare, appunto, la monotematicità del nostro caro maniaco: tette,  alcool e vita da bluesman. La festa si apre con la title-track, seguita a breve distanza dalla deflagrante “One man band boom”. Dal terzo pezzo, “Boob scotch” vengono messe in chiaro le intenzioni del trentatreenne redneck armato di chitarra, ovvero la manifestazione della sua passione smodata per il whisky scozzese (“scotch”), possibilmente servito da un paio di maestose, splendide, solari TETTONE. In questo senso l’immagine dell’inlay interno è esplicativa. Bob posa un bicchiere con il veleno delle Highlands sopra un seno enorme, e, anche se la modella non si vede bene nella foto, la immaginiamo essere un tocco di fica da manicomio. Il quarto pezzo è la festa di “Wigglin’ room”, dove probabilmente Bob da il meglio di se sia come compositore che come esecutore, dove altrove la sua tecnica con la chitarra è a dir poco approssimativa. I Doo-Rag, il duo rock’n’roll dal quale il nostro proviene, non erano noti certamente per essere dei virtuosi degli strumenti. “Make you say wow!” e “Bubble strut” proseguono il delirio e aprono la strada a “String pole”, ovvero l’elegia della chitarra scordata, uno strumentale folle come un bagno nella palude degli alligatori mutanti, che a sua volta apre la via al potenziale singolo “Wag your tail like a dog in back of a truck”, e il titolo la dice davvero tutta sulle fantasie alquanto malate di Bob e sulle sue idee in fatto di donne. Fantastico. La tripletta “Drunk stripper”, “Fuckhole parade” e “Put that there” sono altri esempi del mondo rotondo, sudato e pieno di umori di fica del bluesman. La prima è un’ipnotica litania strumentale dove lo slide lacera neuroni, orecchie e tabù. Un esempio di quello che vuol dire non saper suonare, ma non saper suonare con stile. Lui sì che ci riesce, altro che un, che cazzo ne so, un Eminem qualunque. O un Robbie “Ma caco?” Williams di sto cazzo pittato a totem. “Fuckhole parade” parla da sola. Pur essendo strumentale. Suggestiva e scoordinatissima, come la cinesina pattinatrice che rischiava di striarsi le ginocchia per sempre l’altro ieri alle Olimpiadi. “Put that there” è un biascico, che te lo dico a fare. Si prosegue con “Rattler”, che fa bene comeun’estrazione senz’anestesia. Piacevole come un pompino da Moana Pozzi, ma defunta – lo so che vi garberebbe – e seccata come il peggio zombie. I grugniti dell’uomo solo sono fenomenali in tal senso e accompagnano tutta la canzone, su un testo a dir poco delirante. Il disco è chiuso da “Slide guitar ride Junior”, con il babbo di Bob a suonare un kazoo in un tripudio di fischi, feedback, pennate date a caso, velocità da corsa in una macchina suicida che ha fatto il pieno. La musica di “Log Bomb” è il più essenziale dei blues. Minimale, sempre pronto al lampo improvviso, pieno di picchi e alti, con la grancassa che regge benissimo il tempo, con pochissime variazioni. Forse il pezzo più rappresentativo è proprio “String pole”, tutto giocato sui colpi secchi delle corde e davvero molto, molto ignorante. Simile ai White Stripes ma molto più geniale, potrebbe ricordare, in questo, i mai troppo compianti The Gories di Mick Collins (ora The Dirtbombs e co-autore di “Silky”, il masterpiece di Andre Williams). Tra gli achievements di Bob Log, l’aver inventato il “titclapping”, ovvero il suono delle tette usato a mo’ di percussioni, cosa che esegue spesso dal vivo caricandosi la pettoruta naiade sui gamboni. Altro achievement è stato quello di aver registrato una canzone con il “titclapping”, con due amazzoni dal seno turgido, e di averle pagate 50 $ l’una. L’altro achievement è quello di far credere a tutti di non avere la mano sinistra, perché essa si muove velocissimamente e crea simpatici equivoci dove il Nostro sguazza allegro come un pesciolino in una boccia di vetro a forma di tetta della Marcuzzi. Un grande. E dire che un uomo così non è che si muove a cocaina, consigli d’amministrazione e travestiti pugliesi cinquantenni, ma a whiskey scozzese, chitarre, e bocce che superano la sesta misura. Dite la verità, non vorreste essere come lui?

 

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 03:42 | link | commenti (17) |

mercoledì, febbraio 08, 2006
Uncelebrity deathmatch

Con Friededericke, bassista degli ottimi Art Brut. Sullo sfondo Emiliano dello Zoo Bar di Roma, John, Paul e Frank (di spalle) dei B-Back.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 19:41 | link | commenti (5) |

martedì, febbraio 07, 2006

NOW PLAYING...

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 04:50 | link | commenti (6) |

sabato, febbraio 04, 2006
Rigurgiti

Vorrei ricordare ai tanti che hanno perso la memoria storica che, se non fosse stato per la lotta partigiana, loro adesso non potrebbero "salutare" il proprio popolo come gli pare e piace. E inviterei Paolo Di Cane... ehm, Di Canio a tornare a scuola. Anzi, a sQuola.

Elvis Presley è apparso in sogno a: BadMotherFucker a 05:14 | link | commenti (7) |


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