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E finalmente giustizia è stata fatta. La Caf ha deciso di comminare pesanti pene per Lazio e Fiorentina, rispettivamente serie B con sette punti di penalizzazione e serie B con 12 punti di penalizzazione, una pena pesantissima, ma inferiore alle aspettative, alla Juventus (serie B con trenta punti di penalizzazione), e uno scappellotto al Milan, che rimane in serie A, ma riparte con quindici punti in meno rispetto alle altre. Visto che la squadra di Firenze, gli juventini e i biancocelesti sono stati retrocessi d’ufficio, risalgono, anzi, come si usa dire, “vengono ripescate” Treviso, Messina e Lecce, ultime lo scorso campionato. Con questo, l’ansia di giustizia e la voglia di forca, tipica del popolo italiano che solitamente non si risparmia pennichelle su argomenti molto più vicini ai propri interessi, è finalmente soddisfatta, dopo essere stata alimentata per due lunghi mesi da stampa e televisione mai così solerti nell’additare al pubblico ludibrio questa manica di malfattori – così sono stati definiti da molti illustri giornalisti - che rispondono al nome di Moggi, Giraudo, Carraro, Della Valle, Mencucci, Meani, Galliani, Lotito, De Santis, Mazzini e tutto il resto degli scampaforche. Eroi del giorno, oltre ai campioni con la maglia color Savoia che hanno vinto contro i francesi, il commissario Guido Rossi, Francesco Saverio Borrelli e Stefano Palazzi, novelli Torquemada che hanno finalmente reso respirabile l’aria nell’Italia del pallone, passatempo preferito di più della metà dei nostri concittadini. C’è di che stare allegri quindi. Finalmente il campionato non sarà più falsato, fuori i quaranta ladroni, dentro la banda degli onesti. Che meraviglia. E forse da agosto in poi l’Inter potrà dominare il campionato, cosa che non gli riesce da vent’anni; la Roma potrà approdare puntualmente in Champion’s League almeno per i prossimi due anni, visto che negli ultimi due campionati ha fallito l’obiettivo di essere “Quarta sorella” facendosi scavalcare da Udinese prima e Fiorentina poi; il Milan, forse, dovrà tenere la testa accucciata per un annetto, però nel frattempo potrà giocare persino la coppa Uefa (ipotesi quest’ultima che appare irrealizzabile, perché la Uefa non accetta nei tornei europei squadre penalizzate nel campionato nazionale), scippando il posto all’Empoli, squadra di provincia che più di provincia non si può che non ha richiesto le licenze Uefa necessarie per partecipare nei tempi previsti. E che nel frattempo, forte del potere economico e politico del suo presidente potrà fare incetta di campioni transfughi delle altre squadre penalizzate che non accettano la serie B. Buffon e Zambrotta, per non dire di Cannavaro, sono corteggiati dai rossoneri. E alla fine è proprio il Milan a trarre giovamento da questa situazione, ché si è tolta di torno gli ex alleati juventini per almeno due anni e ha inferto un colpo durissimo all’avversario Della Valle, l’unico che ha avuto, in campagna elettorale, l’ardire di sputare in faccia a Berlusconi tutto ciò che pensava di lui senza tanti giri di parole. In più il Milan tiene per i testicoli tutto il campionato, essendo Mediaset detentrice dei diritti televisivi sul campionato di serie A, di proprietà del presidente operaio, anzi, del presidente centravanti Berlusconi. Un vero e proprio festival del conflitto d’interesse, dell’interesse in conflitto e in grado di spaventare e far guerra a chiunque: forse per questo la squadra milanese se l’è cavata con così poco, nonostante intercettazioni che rivelassero un potere di persuasione molto superiore a quello sentito nelle intercettazioni che riguardano Della Valle e Lotito. Quindi, solo a leggere questa sentenza – di primo grado – si capisce subito chi ha vinto, nella breve e lunga distanza: Berlusconi e il Milan che, perso il potere esecutivo, si riappropria di quello sportivo, consegnatogli su un piatto d’argento dalla pavida sinistra italiana e dal suo “braccio violento della legge sportiva”. Del resto, ogni volta che vede Borrelli, Berlusconi esulta: il magistrato in pensione gli porta bene, come evidenziato dal ministro Mastella. Prima gli ha spianato la strada del potere dissolvendo i partiti con “Mani pulite”, ora beatifica il sistema “Meani-Galliani”, anche se nelle sue indagini ne evidenzia gli scopi truffaldini. E dire che Borrelli non lo fa apposta, ma secondo me è meglio se non va a ficcare più il naso negli affari di Berlusconi, tutta la sinistra italiana gliene sarà grata. Da tifoso viola non posso che sorridere, per non piangere, della pena richiesta e ottenuta per la mia squadra. Le prove raccolte dai carabinieri e dai magistrati di Napoli, e poi passate nelle mani di Borelli e Palazzi sono a dir poco inconcludenti, come pure quelle a carico della Lazio, a parte i deliri di uno come Lotito. E poi alle difese non è stato concesso di portare testimoni e gli sono stati dati tre giorni di tempo per leggere le carte dell’accusa; le telefonate, unici elementi dell’accusa, usati come prove, a carico della Juventus invece sono talmente corpose che è uno scandalo che la società torinese non sia stata mandata in Eccellenza; quelle a carico del Milan, se soltanto fosse stata un’altra squadra coinvolta, rivelano una tale capacità di inquinamento ambientale che è scandaloso che non siano a giocare contro il Roccacannuccia o il Castel di Sangro; ma si sa, in Italia si usa fare così, forti con i deboli, deboli con i forti. Non voglio seguire il consiglio del ministro Melandri (un D’Alema con i baffi al posto giusto, così mi venne da pensare quando la vidi a Ballarò un mesetto fa) e commenterò la sentenza: FA SCHIFO. E con questo chiudo, non prima di ricordare quello che ha detto il sobrio commissario Guido Rossi: “Chi si rivolgerà alla giustizia ordinaria non giocherà più a calcio”. Bel modo di dimostrare l’aria nuova che tira in FIGC, signor Rossi: siamo passati da una dittatura calcistica all’europea a una nuova, più adatta ai tempi. Oserei dire sudamericana.
(Nota: l'articolo è stato scritto due settimane fa, ma splinder.com era in manutenzione e non ho potuto postarlo prima).